La farfalla di Belen. Un oceano di commenti, tripudio di dissertazioni, valanga di interpretazioni, ammasso di enunciazioni, profusione di discorsi, cumulo di disquisizioni, accozzaglia di prolusioni, esegesi, chiose, annotazioni, postille, spiegazioni, interpretazioni, esposizioni, analisi. Grazie alla Rai, e non al Garibaldi della nota pubblicità,l’Italia si è riunita sotto il medesimo tema, il candore inguinale, permeato d’un battito d’ali d’inchiostro, della bella argentina assunta all’onore delle cronache. Stuoli di filosofi improvvisati hanno dissertato sulla presenza o meno dell’intimo, sulla liceità di un sesso sbandierato con grazia in prima serata. Quante volte Mauro Mazza, direttore di Rai Uno, avrà visto quella farfallina nelle prove della scalinata?

Ne devono aver fatto di prove affinché si vedesse perfettamente la realizzazione artistica, scucendo sempre un po’ di più lo spacco, nel timore che venissero mozzate le ali!Eh sì che l’ha vista la farfallina, il buon Mazza, che ha fatto commissariare il Festival per il sermone di Celentano!Ahi ahi Mazza, l’avevi vista la farfallina e non avevi detto niente agli italiani! Affinchè la vedessero anche loro. Bene. Il colpaccio è riuscito. Non quello della farfallina, naturalmente, ma il più audace, degno di strateghi di lungo corso: addormentare gli italiani,
“distrarli” dai problemi reali, sopirli, anestetizzarli, intorpidirli, narcotizzarli, cloroformizzarli. Umdi ha scelto, all’epoca, di non accodarsi alla polemica sulle abitudini sessuali dell’ex Premier, Silvio Berlusconi. Un solo articolo, uno solo per tirarci fuori, per ricordare agli italiani che i problemi dell’Italia non erano le azioni compiute nella camera da letto del Premier, ma i livelli finanziari, l’economia, i giovani senza lavoro, la disoccupazione di ritorno, le famiglie sull’orlo della disperazione e via dicendo. Oggi siamo costretti a ritornare sull’argomento: cambiano i musicisti, ma la musica è sempre la stessa! Ieri c’era Berlusconi ad occupare le prime pagine dei quotidiani finanziati dagli italiani, oggi c’è la farfalla di Belén Rodriguez e il sermone di Celentano, con la Chiesa e i benpensanti che si sono scagliati contro le argomentazioni del molleggiato. Fermo restando l’immensa opera compiuta dalla Chiesa Cattolica, pur con tutti glierrori e gli obbrobri, fermo restando che nessun giornale dovrebbe mai chiudere, meno che meno Famiglia Cristiana e Avvenire, che pure hanno la loro fetta di lettori interessati, cosa c’è di nuovo sotto il sole? Fa parte del copione, studiato a tavolino mentre Belen saliva e scendeva le scale senza mutande.Ops, ci scusiamo con i lettori più sensibili. Sono stati fatti studi approfonditi e analisi ravvicinate, fermo immagine, zoomate per dimostrare che la modella show girl era munita di una sia pur minima parvenza di biancheria intima.

E sia. Sapete quante signore bene a Roma non la portano abitualmente? Certo, nel privato si può andare senza mutande e non dare scandalo. Nel pubblico non si può. Però la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro. Quindi non si potrebbe neppure lasciare migliaia di giovani senza lavoro. Ma questa è la realtà. Non sarebbero passate le imposizioni fiscali, icontrolli, il contro-default della Grecia senza la farfalla di Belen a rafforzare il sermone di Celentano. Soprattutto non sarebbe passato il diktat sui sacrifici insieme all’inviolabilità della casta per la quale, udite udite, fior di avvocati e di economisti non sono riusciti a trovare una strada per tagliare le prebende.Guarda caso, l’elenco con i redditi di
ministri e onorevoli è uscito a qualche giorno di distanza dalla chiusura del Festival di Sanremo. Un caso? Nooooo. Serviva una punturina di sonnifero al popolo affinchè non si ribellasse, per scongiurare riflessioni, ribellioni, eventuali “Primavere italiane”.
E così, mentre la Grecia rischia di trascinarci nel default, mentre 630 deputati e 315 senatori, più il numero enorme dei senatori a vita, prendono stipendi che si aggirano sui 15.000 - 20.000 euro al mese, ma arrivano anche a 80.000, senza contare riduzioni, esenzioni, emolumenti, agevolazioni, prebende, la maggior parte degli italiani si barcamena con stipendi da uno a duemila euro al mese, e la maggior parte dei giovani è costretto a vivere con i genitori fino a che non sono più giovani. Ma, chissenefrega? Ops, ci scusiamo con i lettori più sensibili, correggiamo il tiro: chi se ne importa? Tanto c’è la farfalla










