Marcella si è laureata in filosofia a Venezia, ha frequentato un Master in Fashion Management alla Bocconi di Milano e terminato il percorso di studi con un dottorato alla Sorbona di Parigi. Oltre all’insegnamento, sta scrivendo un libro su ciò che rappresenta il suo mestiere e la sua passione, intitolato “Coolhunting. What’s happen?”, in uscita in Italia a gennaio 2011. “Cool hunter è un cacciatore di tendenze – spiega Marcella in un’intervista a Cristiano Marcellino, corrispondente dalla Germania per il portale dei Lombardi nel mondo (www.lombardinelmondo.org), - un viaggiatore senza sosta, nel mondo e nel web, che si approvvigiona di tantissimo materiale, di idee, di concetti, di immagini e di novità. Dopo aver raccolto le informazioni vengono delineati alcuni scenari, - prosegue Marcella - in modo tale che l’azienda possa scegliere e sviluppare dei prodotti che si avvicinino di più al proprio target. Ciò che si svolge è un ruolo di “riduttore di complessità”, che consiste nel riconoscere tra gli elementi emergenti quelli più solidi, ridurre le variabili del processo di innovazione, fino a renderle nuovamente governabili”.
D: Marcella, raccontaci come sei arrivata a Barcellona?
R: In modo molto semplice, circa due anni fa ho mandato un curriculum ad una grossa azienda internazionale di moda che produce tra i tanti anche il marchio Zara,che ha la sede principale in Spagna, mi rispondono, mi chiedono un primo colloquio e poi un secondo. Mi trasferisco in Spagna. Purtroppo però il rapporto lavorativo non è mai iniziato perché non ci siamo incontrati sul tema economico. Ma io mi sono fermata in Spagna a Barcellona per la precisione. Ho iniziato a insegnare in due università di Design e moda. Nel giro di due anni ho già tre corsi. A livello professionale sono contenta, devo ammetterlo.
D: La maggior parte di noi non sa esattamente cosa sia una cacciatrice di tendenze, in inglese cool hunter, vorresti spiegarci come si diventa “cacciatori di tendenze” e che ruolo svolge questa figura professionale per le aziende?
R: Sto scrivendo un libro proprio su questo, che uscirà in Italia a gennaio 2011, dal titolo Coolhunting. What’s happen? …quindi …Il Cool hunter è colui che viaggia continuamente, nel mondo e nel Web, che si approvvigiona di tantissimo materiale, di idee, di concetti, di immagini, e di novità. Ha fiuto ed esperienza, è continuamente alla ricerca di novità e soprattutto, per questo un grande bagaglio culturale alle spalle è molto importante, deveriuscire a trasmettere il risultato ottenuto al cliente. Dopo aver raccolto le informazioni delineo degli scenari, in modo tale che l’azienda possa scegliere e sviluppare dei prodotti che si avvicinino di più al proprio target; le tendenze emergono dalla moltitudine, noi tutti rappresentiamo il mercato, ogni individuo diverso l’uno dall’altro è un mercato a sé, o molti consumatori messi insieme sono una fetta di mercato. Direi che il Coolhunter oggi ha un ruolo di “riduttore di complessità", deve riconoscere tra gli elementi emergenti quelli più solidi, ridurre le variabili del processo di innovazione, fino a renderle nuovamente governabili. In questo senso arriva a dare risposte molto pratiche: non solo quali direzioni intraprendere, ma fino a quali valori comunicare, quali parole utilizzare, quali colori e quali immagini. Gli strumenti di lavoro sono tantissimi: documenti, siti web, stampa, blog, libri, news, newsletter, Alert, TV, film, radio, seminari, fiere, clienti, colleghi, amici, famiglia, chat, origliare in rete, altre aziende di tendenza, pensatori, filosofi-architetti-sociologi, pubblicità in generale, concorrenti, vita di strada, di viaggio, rapporti di tendenza consulenti, ricercatori esperti, università, negozi, musei, alberghi, aeroporti, cataloghie lo sniffing che bisogna avere.
D: E la metodologia di lavoro?
R: Beh su questo tema oggi sta nascendo un grande dibattito, stiamo a vedere. Individuare che cosa è cool può essere affascinante, ma questo è solo sfiorare la superficie, in particolare da una prospettiva commerciale. Catturare veramente una tendenza è capire e analizzare che cosa sblocca e produce il cambiamento. La cosa importante è sapere il motivo per cui si stanno monitorando le tendenze.Il Cool Hunter passa al setaccio ogni angolo della città. Si sposta dai luoghi più noti e trendy verso i mercatini e i quartieri più in periferia, nei quali crede che possano emergere delle tendenze nuove. Scatta foto, visita negozi, assaggia cibi, in un ristorante chiede i piatti più popolari della settimana. Durante il pranzo ascolta le conversazioni degli altri, gli aggettivi sono spesso degli indicatori affidabili.Conosce perfettamente le nuove tecniche del marketing – come il viral Marketing -, ad esempio: sei in un bar, stai bevendo qualcosa, e qualcuno accanto a te inizia una conversazione. Qualcuno di cui potrebbe piacerti l’aspetto: la situazione è gradevole, tu continui a chiacchierare, e lei, o lui, accenna a questa nuova etichetta di abbigliamento di moda di strada, e tu magari parli di un film che hai visto di recente. Non si tratta di una promozione evidente, soltanto un breve accenno favorevole. …E poi se la portano via, questa citazione favorevole, associata a un attraente membro del sesso opposto. Loro non compreranno il prodotto: riciclano l’informazione. La usano per cercare di impressionare la prossima persona che incontreranno…. è un modello di marketing virale.Direi che è fondamentale è avere un punto di vista sul mondo che ci circonda.Perché quando si dispone di un punto di vista anche piccolissime osservazioni iniziano a dare senso al lavoro.
D: Tu come e dove ti sei formata?
R: Sono sempre stata vorace delle storie degli altri. Fin da piccola mi perdevo nei supermercati o mercatini o nelle metropolitane, mi attiravano le conversazioni degli altri, ero affascinata dagli attimi altrui, mi fermavo a osservare le situazioni degli altri, la cosa che più mi interessava era come avrebbero risolto quello chestavano vivendo, non so una litigata, un incontro, un bacio e se dovevo lasciarli prima di sapere la fine io continuavo a pensarli fantasticando sul finale della loro storia. Io sono ghiotta delle storie degli altri… In primo luogo si deve avere una mentalità giovane essere curiosi.Il Cool hunter è una persona che ha uno spiccato spirito di osservazione, una forte predisposizione per le arti visive e sa catturare segnali latenti di nuovi stili di vita e di pensiero. Sa interpretare i ritmi della società e parlare un linguaggio attuale, è dotato di queste particolari doti innate a cui se ne aggiungono altre quali curiosità, istinto, intuito e creatività. Alta formazione culturale, buone basi di economia, sociologia, antropologia, psicologia ebuona conoscenza delle lingue, oltre che una formazione nei settori della moda del design, della pubblicità e del marketing. Io mi sono laureata in Filosofia a Venezia, poi mi sono specializzata con un Master in FashionManagement alla Bocconi di Milano e ho terminato il mio percorso di studi a con un dottorato presso l’Università La Sorbonne Paris1 École doctorale Arts plastiques esthétique & sciences del’art. Il lavoro della tesi finale: La Fabbrica del Gusto. Creatività e Tendenze. Chi partecipa alla fabbrica del gusto: da dove vengono le tendenze? Ma dopo la scuola ho iniziato veramente a studiare, a conoscere e a imparare …la mia vera formazione è stato il mondo.
D: Perché non sei rimasta in Italia per svolgere la tua professione?
R: È un po’ il vecchio e attuale discorso dei “cervelli in fuga”, è molto difficile in Italia oggi sia per una questione pratica di crisi globale ma anche per una questione di mentalità e atteggiamento nel lavoro. La Spagna, che è comunque in crisi, meno quando sono arrivata io circa due anni fa, oggi molto di più, comunque in Spagna ci sono grosse imprese con cui collaborare e poi puoi trovare lavoro grazie al sano principio meritocratico, insomma se vali e hai un buon curriculum hai le porte aperte.
D: Quali sono le tue impressioni dell’Italia in emigrazione, soprattutto puoi notare differenze nelle ultime generazioni di emigranti, rispetto a quelli che risiedono già stabilmente all’estero?
R: A questa domanda ho un po’ di difficoltà a rispondere, io ho lasciato l’Italia da poco, e oggi con questa grossa crisi che stiamo vivendo sia chi è appena arrivato che chi già vive da anni sente la difficoltà globale di questo sistema economico. La Spagna fino a qualche anno fa era un forte polo di attrazione per chi voleva lavorare nell’architettura, nella moda e nel Design, oggi le cose sono cambiate. Insomma quello che sento è che risiedere oggi all’estero da già tempo o essere appena arrivato non fa molta differenza, le difficoltà sono comuni. Io credo che chi riuscirà a stare a galla in questo momento poi potrà godere di ottimi risultati nel futuro.
D: Cosa consiglieresti a chi è sul punto di partire, ma non trova ancora lo stimolo decisivo?
R: La diversità è uno scoglio ma è anche un'opportunità per imparare e per crescere.
Fonte: INFORM/Lombardi nel Mondo





























