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VOGLIA DI BARCELLONA PDF Stampa E-mail
Scritto da Domenico Naso   
lunedì, 23 aprile 2007 21:35

Il miglior modo per arrivare a Barcellona è via mare

ImageBARCELLONA - Barcellona è uno stato mentale, una città che si ama o si odia, ricca di contrasti a volte sgradevoli. E’ una città eccentrica, orgogliosa, fiera, a volte alternativa. Mentre ti avvicini con la nave alla costa riesci a vedere il capoluogo catalano in tutta la sua diversità. Vedi la zona del porto, Barceloneta, riconosci il monumento a quel Cristobal Colòn che per noi è e rimarrà sempre CRISTOFORO COLOMBO.
In alto vedi l’altura del Montjuic, a destra l’enorme pesce metallico del Port Olimpic. E poi, guardando un po’ più in là, noti due edifici più alti degli altri, così diversi tra loro eppure entrambi rappresentativi della Barcellona di ieri e di oggi: la Sagrada Familia e il nuovo grattacielo dalla forma equivoca (i miei amici barcellonesi lo chiamano “el pollon”, la traduzione la lascio a voi) che sorge nella zona nuova della città.

La Rambla è l’arteria principale del percorso turistico. Una via ormai commerciale, quasi banale, piena di turisti vocianti, italiani su tutti. O almeno così è di giorno. Prova a passeggiare lungo la Rambla di notte, quando non c’è quasi nessuno. Qualche attempata puttana, gli addetti alla pulizia, qualche orrendo taxi giallo e nero. Percorri quella lunga strada e sembra quasi che sia un percorso infinito. Concilia i pensieri, le malinconie. Perché nonostante l’aria gioiosa Barcellona ha qualcosa di malinconico, di triste.
Chi è a Barcellona in vacanza molto spesso questa passeggiata riflessiva non la regge.

E quindi svolta in uno dei vicoli del centro storico, verso il Raval o il Barrio Gotico. Zone antiche, strade strette. Non c’è più l’infinito della Rambla. Ora ti trovi davanti l’angustia dei vicoletti, qualche maghrebino che vuol venderti del pessimo fumo. Dalle case “alternative” dei giovani “alternativi” viene fuori una canzone di Manu Chao. In queste zone la voglia di ribellione è incredibilmente diffusa. Altro che periferie parigine. Se scoppiasse una rivolta a Barcellona sarebbe il centro ad essere messo a ferro e fuoco.

Ma la rivoluzione barcellonese è rivoluzione mentale, è ribellione interiore.

L’angustia delle vie del Barrio è l’angustia della gioventù europea che cerca rifugio a Barcellona.
Un’angustia che torna ad essere spazio, quando i vicoletti bui e stretti sfociano come piccoli rivoli di montagna in quel grande lago che è la piazza davanti al Museo di Arte Contemporanea. Skaters, ragazzi con le chitarre, qualche canna di troppo, le chiome lunghe e unte. Sono i giovani dell’altra Europa. Quei giovani così distanti da me, che io critico ogni tre per due.

Eppure a Barcellona riesco a comprenderli, o almeno a inquadrarli in un contesto ben preciso. Non hanno la forza di costruirsi un futuro e preferiscono vivere così. Abbandonati al loro destino. Canna in mano e sogni (confusi) in testa.Scappo dal barrio. L’angustia si fa insopportabile e claustrofobica. Ora mi avvicino all’Eixample. La zona chic del  centro. La zona che preferisco. Ti ricorda qualcosa di bohemien. E’ tutto così “inizio Novecento”. Ma le diversità non mancano nemmeno qui.
Trovi la zona gay, la zona commerciale, la zona più snob. Il miscuglio barcellonese è ovunque. Non puoi scappare.
Torni a casa. Non ce la fai più. E’ troppo per te. E’ troppo per un ragazzo provinciale che vive a Roma.
Dal balcone della camera d’hotel che hai preso in Carrer del Bruc ti guardi attorno, sigaretta in mano. Ormai è sera tarda. I giovani cominciano ad uscire. Tardi. Perché a Barcellona la vita è spostata più in là anche negli orari. Non si cena prima delle 22. E chi è abituato a cenare presto può rischiare una terribile crisi di fame.
Decidi di lasciare l’hotel. Vuoi uscire. Mischiarti alla gioventù che ti circonda. Svolti l’angolo di Carrer del Bruc e trovi una discoteca. Leggi “Salvation” e ti chiedi: Ma ieri sera si chiamava “Madame”.
Ti fermi e chiedi informazioni ai giovani già in fila. La risposta ti lascia perplesso: “Madame è la serata eterosessuale. Oggi è Salvation perché è gay”. Ti viene da ridere. Ringrazi e te ne vai.
E torni sempre là, sulla Rambla. Non prima, però, di esserti fermato un po’ sulle panchine di Piazza Urquinaona. Questo luogo non ha niente di speciale. Non piace a nessuno.

Eppure per me è il posto più bello del mondo. Mi rilassa. E poi i bocadillos di Pans & Co. sono sempre un piacere per il palato.

Ripercorri quasi ad occhi chiusi la Rambla. Sembra di volare verso il mare. E alla fine ci arrivi. Rivedi Colòn, ripeti per l’ennesima volta quanto siano stronzi sti spagnoli che vogliono appropriarsi del nostro eroe marinaro. Poi arrivi al Mare Magnum, esempio della Barcellona più turistica. Un enorme centro commerciale tra terra e mare, che di notte di trasforma in megadiscoteca a tre piste. Non ti interessa. Non è quello che cerchi a Barcellona. Continui. E la tua passeggiata notturna finisce dove doveva finire.

A Barceloneta. Sulla spiaggia. Lanci un’occhiata a quella strana scultura di ferraglia in mezzo alla sabbia. Poi ti sdrai. Guardi le stelle. Pensi e ripensi a quanto è complessa quella maledetta città. A quanto è problematica. Poi ti accorgi che per questo la adori. E’ come te. Problematica ma piena di voglia di vivere. E chiudi gli occhi. Ti addormenti pensando che è il tuo luogo naturale. Devi vivere là.
Un’ora e ti svegliano. “Torniamo in hotel, domani si parte”.

Risali in nave. Rivedi il profilo di Barcellona che questa volta però si allontana. Il vento del Mediterraneo ti schiaffeggia. E una lacrima scende piano. La stai riabbandonando. Stai tornando in Italia un’altra volta. Stai tornando in un posto che non ti capisce. Che non è problematico quanto te. E che la voglia di vivere te la fa passare.

 
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