| 17-04-2007 15:57 |
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Lettera aperta ai vescovi italiani: "Da voi ci attendiamo insegamenti e testimonianze , non precetti, battaglie e invettive"  Il disegno di legge in materia di ' Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi' ha creato una situazione difficile e un netta opposizione tra Voi e molti cittadini, tra Voi e molti credenti. La Nota del Consiglio Episcopale Permanente a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto non solo non ha risolto i termini del dibattito, ma addirittura rischia di accentuare la divaricazione.
Mi viene difficile comprendere il senso e le modalità della vostra battaglia contro un disegno di legge che, a differenza di quanto ritenete, rispetta appieno il dettato costituzionale e si proietta in un contesto solidaristico di indubbia civiltà e spessore. Voi difendete, giustamente dal Vostro punto di vista, l'unicità della famiglia; ma siete anche ossessionati dall'idea che il vero fine del disegno di legge siano i matrimoni omosessuali, le adozioni irregolari e tutto il panorama della 'differenza' che in queste settimane è stato spesso qualificato, in dichiarazioni di Vescovi, con aggettivazioni talora irricevibili. Cosa si nasconde dietro le vostre paure e invettive? È mai possibile che non comprendiate che uno stato di diritto e laico ha il dovere di provvedere al benessere di tutti i cittadini? Perché riservate alla Repubblica italiana tanta sollecita attenzione, mentre in casi analoghi, sopratutto nei paesi in cui è presente il fenomeno protestante, i Vostri colleghi d'oltralpe sono stati molto più prudenti e fors'anche rispettosi del legislatore? 1. La difesa di un modello di società cattolica e occidentale Sapete bene che il concetto di famiglia non è univoco né lungo la storia dell'umanità né nell'ambito delle culture odierne del mondo. Voi, giustamente dal Vostro punto di vista, proponete un concetto di famiglia che continua a essere quello occidentale, cattolico e borghese (cfr. Nota). Una famiglia che abbia come scopo, almeno in linea di principio, la procreazione (quello che Voi definite come bonum prolis). Ma quante coppie eterosessuali Voi unite in matrimonio pur avendo chiaro che questo pilastro costitutivo della famiglia (i figli) non si realizzerà mai, o per età o per condizioni personali? Sono da considerarsi allora matrimoni non validi? Perché non Vi rendete conto che riflettete sempre 'in linea di principio' e mai storicamente? Siete sicuri che il Vostro modello di famiglia sia il solo modello 'evangelico'? Non è forse ugualmente evangelico il sentimento di solidarietà e di amore che può portare due esseri umani a vivere insieme, a sostenersi vicendevolmente e a pretendere che lo stato garantisca gli strumenti giuridici della sussidiarietà e della solidarietà? Alter alterius onera portate et sic adimplebitis legem Christi, afferma Paolo (Lettere Ai Galati, 6,2); è questo un principio generale che può essere calato in qualsiasi situazione o è solo un generico e parenetico invito? Io credo che valga come principio evangelico generale, là dove il contesto in cui esso viene applicato non sia lesivo di diritti altrui. E quali diritti di fatto (e non teorici) lede una coppia di fatto, sia essa eterosessuale che omosessuale? 2. La paura della 'diversità' Temo che nelle pieghe della Vostra strenua opposizione si nascondano due sentimenti: la paura della 'diversità' e una concezione 'orgiastica' dell'omosessualità. Perché avere paura di ciò che è 'diverso'? 'Diverso' rispetto al Vostro modello di uomo, di società, di valori. Perché non amate dialogare con chi sta su posizioni che non condividete e in cui non Vi riconoscete? Perché amate più insegnare che ascoltare anche le ragioni degli altri? Eppure Gesù Cristo fu un grande 'ascoltatore' oltre che un grande 'maestro'. La 'diversità' delle situazioni umane è un portato della storia dell'umanità, di quella storia di cui anche Voi fate parte, infatti non ne siete al di fuori. La Terra è rotonda e le salvezze vengono sia dall'Oriente che dall'Occidente, i punti cardinali sono quattro. Non potete pensare di essere sempre la stella polare, rischiate di perdere il firmamento. Non esistono 'diversità' buone o cattive. La diversità è un elemento della storicità, che va accettato, accompagnato, assimilato in un confronto dialettico che non può includere il diniego e il disprezzo. Non è forse questo il messaggio evangelico? Il disegno di legge in questione non è, nella mente del legislatore, una trappola per favorire surrettiziamente le coppie omosessuali. Quest'ultime entrano, ovviamente di diritto, nelle misure previste. Le critiche di molti di Voi si sono subito appuntate sulle coppie omosessuali come se i DICO fossero I PACS francesi o la riforma dell'art. 44 del Codice Civile spagnolo. Perché siete ossessionati dagli omosessuali? Ho conosciuto e conosco omosessuali di grande valore umano e professionale; credenti e non credenti, uomini e donne. Non sono anch'essi 'creatura'? O dobbiamo rispolverare le tesi medievali, di influsso aristotelico, della 'inferiorità' di alcuni settori dell'umanità rispetto ad altri? In realtà, probabilmente, Voi avete una concezione orgiastica e colorita (da Gay pride) dell'omosessuale e non riuscite a vedere che gli omosessuali sono persone normali e, se credenti, anche figli di Dio, come Voi e quanto Voi. Se Dio è provvidenza anch'essi rientrano nel disegno divino. O, per caso, dobbiamo inventarci una nuova teodicea per fare la quadratura del cerchio dei vostri principi? Perché non riuscite a essere 'Padri' verso questi figli e trattate tutto ciò che concerne loro come qualcosa di immondo e potenzialmente pericoloso? Il Vangelo, di cui Voi ritenete di essere gli unici autentici interpreti (e sapete bene che non è così) presenta numerosi casi-limite dell'esistenza umana cui Gesù Cristo non diede una risposta sprezzante né escludente, ma tollerante, includente e comprensiva. 3. Rispetto per lo Stato Anche Voi siete cittadini dello Stato: avete gli stessi doveri e diritti di tutti gli altri. Ma io non credo che tra i vostri diritti ci sia quello di legare la coscienza dei parlamentari, così come fate nella Nota. Il parlamentare italiano, come affermato dall'art. 67 della Costituzione, non è soggetto a nessun vincolo di mandato. Non credo sia accettabile da parte Vostra che Vi sentiate liberi dal rispetto delle leggi dello Stato. Certamente, nessuno potrebbe affermare che non abbiate il diritto di insegnare e suggerire valori che sono il risultato della Vostra fede. Il diritto che probabilmente non avete è quello di legare le coscienze dei legislatori. Diritto che nessun cittadino ha. L'eccessiva, nei toni nel metodo e nel merito, intromissione in vicende dello Stato potrebbe essere una violazione dell'art. 1 del Concordato. Infatti Voi, non solo ammaestrate, ma pure ammonite e date surrettizi giudizi di valore sui parlamentari che non dovessero allinearsi sulle vostre posizioni. Mentre lo Stato Italiano rispetta appieno le Vostre esigenze e, in molte materie, le ha accolte nel 'Protocollo addizionale' al Concordato e nel Concordato stesso. I toni del Vostro dissenso sono analoghi a quelli usati in occasione delle battaglie per il divorzio e per l'aborto. Ma sono cresciuti, secondo Voi, la sensibilità e lo spessore etico dei cristiani grazie a quelle battaglie? Non avete, a quel tempo, indotto molti cittadini e cristiani a giustapporre, nel si e nel no, due questioni etiche così radicalmente diverse?
4. Le legittimazioni storiciste valgono per tutti I tempi cambiano, cambiano le sensibilità anche dei legislatori. Non meraviglia, pertanto, che pure in Italia lo Stato si sia reso conto dell'esistenza di un dovere legislativo nei confronti di una porzione dei propri cittadini. Voi affermate che esistono leggi eterne. Non si può essere d'accordo: è cambiata nei secoli la concezione della 'natura', dell'uomo, del mondo, del diritto. Anche le interpretazioni dei valori evangelici sono cambiate. Il modello ebraico e protocristiano è solo paradigmatico, legato a una certa inculturazione e a un determinato contesto. Perché Vi ostinate a legittimare sempre le posizioni del passato. E quando Vi si contestano errori 'politici' gravi (la legittimazione del regime fascista mediante il Concordato del '29, la condanna degli attivisti comunisti, il contributo alla spaccatura del movimento operaio in Italia dopo il '47), affermate che 'erano i tempi'. Perché siete così intransigenti con quelli che ritenete 'peccati' degli altri, mentre diventate storicisti con i vostri 'peccati'. Le legittimazioni storiciste valgono per tutti, anche per lo Stato. Conclusioni Non fidatevi delle forze politiche che si appiattiscono sulle Vostre posizioni: è ai vostri voti che esse mirano e non ai Vostri valori. Diversamente, come coniugare appassionati allineamenti e discutibili pratiche politiche (e private)? Siete certi che il 'Family Day', che avete subito appoggiato, sarà una manifestazione delle coscienze? Non c'è il rischio che possa tramutarsi in una iniziativa tipicamente 'politico-partitica'? Da Voi, credenti e non credenti, attendiamo insegnamenti e testimonianze, non precetti, battaglie e invettive nicolosi.mauro@gmail.com
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