Trova Lavoro in Spagna

www.jobrapido.es

Che lavoro cerchi?

mansione, parole chiave, ecc.

Dove?

comune, provincia o regione

-Attenzione immetti solo termini in spagnolo-

Parla con Noi Gratis!!

Soru-Obama nell’Italia delle iperboli PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaele Deidda   
sabato, 13 dicembre 2008 16:29
{mosimage} Bertholt Brecht aveva un pensiero. Pensava ad una collettività che avesse interiorizzato un tale livello di coscienza e di consapevolezza politica e culturale da non sentire il bisogno di esempi eccezionali per essere guidata nella pratica dei valori fondamentali dell'uomo, ispiratori della vita di una società degna e giusta. Chissà se pensava ad un paese particolare quando scriveva: “Beato quel Paese che non ha bisogno d'eroi”. Forse pensava proprio all’Italia e al popolo italiano autoproclamatosi, per volontà del Duce Benito Mussolini, un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori.

Il nostro è un paese da sempre oggetto delle più contrastanti classificazioni da parte degli stranieri, che hanno guardato agli italiani di volta in volta con invidia oppure con malcelata compassione, se non con evidente sufficienza. A giudicare dai recenti commenti della stampa estera sulla situazione socio-morale-politica del nostro paese appare evidente come sia venuta meno l’invidia per l’Italia e come la compassione, affatto celata, sia il sentimento che prevalga nei confronti del nostro paese.Si sprecano infatti gli articoli dei giornali in lingua inglese, spagnola, francese e tedesca che contengono il fatidico, compassionevole “poor Italy, pobre Italia, pauvre Italie, armes Italien” che riassume l’opinione degli osservatori stranieri sulla perdita dello “smalto” che aveva motivato l’ammirazione e l’invidia nei confronti dell’Italia, un tempo considerata una nazione - esempio di sviluppo culturale, sociale e industriale per gli altri paesi europei.

Come non rilevare quale ulteriore segno di decadenza di un grande paese come l’Italia il clamore, il minaccioso vociare suscitato dall’intervista di Renato Soru ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”? Sono bastate la presenza e le parole, non di un eroe né tantomeno di un querulo piccolo politico in ascesa, ma di una persona fin troppo “asciutta” che esprime con convinzione e credibilità dei concetti semplici ma essenziali quali la politica come servizio, il tener fede agli impegni assunti, la tutela reale dell’ambiente e del territorio, l’istruzione dei giovani quale premessa ineludibile per la crescita socio-economica, per spiazzare la cultura unica dell’era berlusconiana dove questi concetti sono messi all’indice come portatori di pericoloso sovversismo. Così il centrodestra, per mano soprattutto del presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, il postfascista più berlusconiano di tutti, ha scatenato l’offensiva contro ciò che resta della libera informazione, chiedendo addirittura il rinvio a giudizio, in una Commissione di Vigilanza Rai senza l’opposizione, del timido e spesso “sdraiato” Fabio Fazio, definito fazioso e reo di aver invitato a ”Che tempo che fa” il presidente della regione Sardegna, iniziativa considerata dal trasmigratore Maurizio Gasparri - McCarthy una “ostentata, temeraria, ennesima provocazione di Raitre”.

Per seguire Gasparri sul terreno dell’iperbole il presidente della Rai Petruccioli, operando la difesa del conduttore di “Che tempo che fa”, ha definito Fazio “l’equivalente italiano del David Letterman Show, con interviste a persone che stanno agli onori della cronaca e dell’attualità”. Davvero esagerato Petruccioli, se si pensa che nello show di Letterman il leit motiv è dato dalla ridicolizzazione del presidente Bush senza censure di sorta. Se ci si sforza di andare oltre la surreale e a tratti grottesca pressione censoria del centrodestra, e di Gasparri in particolare, per cercare di capire quali siano le reali motivazioni di tanto accanimento, probabilmente anche controproducente per chi lo opera stante il gradimento che la trasmissione “Che tempo che fa” riscontra fra i telespettatori, ci sovviene che era stato proprio Gasparri a salutare le dimissioni di Renato Soru da presidente della Regione Sardegna con l’autorevole dichiarazione: “La faida scoppiata in Sardegna con il tracollo di Soru fa si che la sinistra si accinga ad abbandonare del tutto la scena di governo anche nell'isola.

Del resto l'esperimento Soru e è fallito da tempo e la sinistra é ridotta in condizioni precarie in Sardegna da anni”. Il constatare che Soru non è affatto al tracollo e che anzi la sua leadership e la sua immagine sono in ascesa e non solo in Sardegna (alcuni si sono spinti ad ipotizzare che Renato Soru possa più degnamente di altri rappresentare l’Obama italiano assumendo un ruolo di guida nazionale del Partito Democratico, anche se è convinzione diffusa che trasferire Soru a Roma, senza aver prima provveduto a comporre gli animi del partito facendo finalmente emergere la sintesi delle correnti esistenti, possa far correre il rischio di creare l’ennesima icona da bruciare in piazza quando le ingessature del partito non riescono più a mascherarne le fratture), crea sicuramente un bel po’ di mal di pancia a Gasparri e a tutto il centrodestra sardo e nazionale.

Tanto più che Renato Soru non è un personaggio facilmente gestibile e disponibile ad inciuci camuffati da dialogo come ormai ben sanno i suoi irriducibili avversari del centrodestra e i cacicchi del PD isolano, gli stessi che l’avevano voluto candidare alla presidenza della Regione perché gli altri erano impresentabili, pensando comunque di poterlo manovrare nell’ombra, muovendone i fili come era già riuscito con altri. Il “Nurago” come viene appellato affettuosamente anche dai suoi sostenitori, incarna con tutta evidenza lo stereotipo del sardo orgoglioso e testardo, talvolta eccessivamente testardo. Resta però il fatto che il suo governo regionale ha raggiunto in questi quattro anni e mezzo dei risultati eccezionali che sono sotto gli occhi di tutti anche se, ovviamente, sono disconosciuti dal centrodestra.

Renato Soru non è un eroe, è decisamente esagerato equipararlo ad Obama, ma non è neppure un piccolo politico che cresce, è soprattutto un uomo che sa tenere fede agli impegni assunti con i suoi elettori e con la sua terra. Di questi tempi non è poco, vista l’esperienza nazionale del governo di centrodestra in cui Gasparri incarna lo stereotipo del “berluscone “ fedelissimo del premier fino al punto di immedesimarsi nel capo nello sparare assurdità. Che cosa potrà sparare il maccartista Gasparri se Soru risulterà vincitore nelle elezioni regionali del 2009?

Iperbolicamente esagerato sarebbe affermare che con Soru alla presidenza della Regione Sardegna Al Qaeda è più contenta, considerato che il nurago Renato non è neppure abbronzato come Obama, pur avendo i quattro mori nella bandiera della regione. Certo è che Gasparri, e con lui tutto il centrodestra nazionale e regionale sardo, non potrà mai dire quello che pensano la maggioranza dei sardi e tantissimi cittadini delle altre regioni: con Soru alla presidenza della Regione Sardegna l’ambiente e il territorio sono più contenti, sentendosi tutelati e protetti.

 
Prossimo >
Google
Video di qualità in spagnolo
Offerte per un fine settimana a Toledo