| 07-11-2006 22:49 |
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 Carlos Saura Al via con Carlos Saura
Roma - Si è aperta con “Iberna”, l’omaggio al flamenco del regista spagnolo candidato all’Oscar nel ’98 per “Tango”, la XII edizione del festival romano, dedicato al cinema mediterraneo e al dialogo interculturale. L’inaugurazione con Saura prelude a una manifestazione che quest’anno ha come ospite d’onore la Spagna.
Ad incarnare l’omaggio sono anche i premi “Amore e Psiche” alla carriera a Luis Garcìa Berlanga e all’attrice feticcio di Pedro Amodovar, Carmen Maura, che ritirerà il riconoscimrnto l’11 novembre. Tema di questa edizione, in occasione dell’anno europeo della mobilità, è “Identità e Lavoro’’. Ben 225 i titoli che la manifestazione proporrà in cartellone, per affrontare l’argomento e riflettere sul rapporto e il dialogo con le altre culture. Concreta testimonianza di quest’ambizione è l’istituzione del Comitato Scientifico e di Programma su Islam, Cultura e Immigrazione, con la diretta partecipazione della Consulta Islamica. Una finestra è inoltre dedicata al Libano e alla sua vitale cinematografia, che ne incarna vitalità e tentativo di affrancarsi dal destino, che lo vede protagonista delle cronache internazionali. Per la sesta volta si rinnova infine il Progetto Methexis, che oltre ai giovani di 40 paesi, coinvolge anche 7 istituti di pena italiani, per l’assegnazione di un premio, da parte di una giuria internazionale di detenuti e studenti. Presidente onorario del festival, che si concluderà il prossimo 19 novembre, è quest’anno Claudia Cardinale. Uno degli avvenimenti del MedFilm Festival più attesi, è senz’altro il coraggioso e critico film della regista libanese Jocelyne Saab dal titolo “Dunia - Non baciarmi sugli occhi” (Egitto-Libano-Francia, 2005). L’anteprima romana precede la distribuzione - a partire da mercoledì 8 - nel resto del mondo arabo (con l’eccezione di Beirut dove è già nelle sale) dove si attendono nuove polemiche per questa pellicola che racconta la storia di Dunia (sia nome proprio femminile che sinonimo di vita), giovane egiziana di 23 anni, alla scoperta della danza orientale sulle orme della madre, famosa danzatrice del ventre. In una Cairo in bilico fra modernità e tradizione, la giovane protagonista scopre la propria sessualità, in aperto contrasto con i condizionamenti culturali della società in cui vive. Farà suoi i segreti della seduzione della danza orientale soltanto quando, fra le braccia del poeta e letterato mistico Bashir, imparerà a conoscere profondamente il suo corpo. A scatenare la polemica - soprattutto in Egitto dove qualche mese fa il film è stato presentato al festival del cinema del Cairo - è stata la scelta della regista di affrontare senza ipocrisia nè polemiche temi ancora tabù nel mondo arabo come la sessualità femminile e l’escissione, pratica vietata dal 1997 ma che, secondo l’Onu, riguarda ancora la maggioranza delle egiziane. Per la sfrontatezza dei temi affrontati, “Dunia” è stato già paragonato ad un altro controverso film simbolo del cinema egiziano contemporaneo: “Palazzo Yacoubian” di Marwan Hamed, che tocca nervi scoperti della società come il rapporto con l’omosessualità. I protagonisti di Dunia sono due attori d’eccezione: il musicista e cantante egiziano Mohamed Mounir soprannominato “la voce dell’Egitto” nel ruolo di Beshir, e l’attrice Hanan Turk nella parte di Dunia. Ed ha fatto discutere la scelta della bellissima protagonista, adottata alla fine delle riprese del film della Saab, di indossare l’hijab, il velo islamico. Una decisione che rischia di alienarle parte della sua grande popolarità: non a caso nei mesi dopo il gesto plateale seguito da un appello in favore “dell’iranizzazione” del cinema egiziano, solo nel mese del Ramadan la Turk è tornata sugli schermi televisivi, ma unicamente come attrice di soap opera in onda sui canali satellitari. Fonte: www.ilmeridiano.info
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