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RINNOVO COMITES? FORSE RINVIATO DI UN ANNO

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Scritto da Redazione   
 
09-10-2008 20:39
Pagina vista 389    

I DEPUTATI DEL PD ELETTI ALL'ESTERO RISPONDONO ALLA RICHIESTA DI RINVIO DELLE ELEZIONI "Un atto gravissimo di rinuncia alla difesa degli interessi delle nostre comunità"

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Il Parlamento Italiano
L’ordine del giorno, presentato in Commissione Esteri dall’on. Zacchera, presidente del Comitato per gli italiani del mondo, e approvato dagli esponenti della maggioranza, in cui si chiede il rinvio di un anno delle elezioni per il rinnovo dei COMITES e, conseguentemente, del CGIE rappresenta un atto gravissimo di rinuncia alla difesa degli interessi delle nostre comunità, colpite da una raffica di tagli indiscriminati, e di tradimento dei diritti di cittadinanza dei connazionali italiani all’estero.

La motivazione che viene data è che, essendo difficile reperire i fondi per il rinnovo dei COMITES, è opportuno risparmiare sulle elezioni e recuperare qualche risorsa da destinare all’assistenza e ai servizi. Prima di tutto il presupposto di questa decisione è falso, perché i fondi nella proposta di Finanziaria per il 2009 sono stati previsti sia per il rinnovo dei COMITES che del CGIE, rispettivamente ai capitoli 3081 e 3091 del bilancio del MAE.

In secondo luogo, vengono i brividi a leggere che quando i soldi sono pochi la prima cosa da fare è risparmiare sull’esercizio della democrazia. Se non si tratta di un pretesto o di uno scivolone, c’è veramente da preoccuparsi e da suonare l’allarme: le crisi dei regimi democratici quasi sempre hanno coinciso con le crisi economiche e sociali e con l’affermazione che la democrazia è un lusso e un inutile orpello.

In terzo luogo, rispetto a tagli che tra la direzione per gli italiani all’estero e la direzione per le politiche culturali superano i 140 milioni di euro e per la cooperazione i 400 milioni di euro, diventa risibile la pretesa di metterci come si suol dire una pezza con i 7 milioni dei rinnovi elettorali. A meno che non si voglia fare come Totò in “Napoli milionaria”, quando con il ricavato del pegno di un cappotto liso e bisunto pretendeva di comprare una mezza drogheria.

La cosa non meno sconcertante è comunque il fatto che i parlamentari di maggioranza e, soprattutto, i parlamentari eletti all’estero, che si contendono ormai l’oscar dell’assenza e della passività, siano già entrati nella logica dei tagli irrecuperabili verso le nostre comunità e si limitino a cercare di contenere i danni, nella convinzione che la battaglia sia perduta in partenza.

Noi siamo convinti, invece, che le misure proposte nella Finanziaria 2009 rappresentino una vera e propria distruzione del sistema dei rapporti tra l’Italia e le nostre comunità, con pesanti conseguenze sulle stesse prospettive di proiezione dell’Italia nel concerto internazionale. Per questo, riteniamo che occorra raccogliere tutte le forze, a prescindere dalle posizioni politiche e culturali, e lottare strenuamente per salvaguardare i livelli di intervento e di relazione con le nostre comunità.

La prima cosa è quella di chiedere da parte di tutti i parlamentari eletti all’estero e dei dirigenti del CGIE un incontro con il Presidente del Consiglio, on. Berlusconi, come è accaduto più volte nella scorsa legislatura, per rappresentare la drammaticità della situazione e cercare ragionevoli vie d’uscita. Ci auguriamo che almeno nella difesa delle attese e dei più elementari diritti degli italiani all’estero, si superino atteggiamenti di rinuncia e di passivo allineamento, ad iniziare dai prossimi passaggi che la Finanziaria 2009 avrà in Parlamento.

Onorevoli: G. Bucchino, G. Farina., M. Fedi, L. Garavini, F. Narducci., F. Porta


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