Dal vangelo secondo Silvio, commentato da Vittorio Feltri : “In principio era la gnocca.”
E’ un vangelo moderno, che svecchia quello ormai datato di San Giovanni, che recita: “In principio era il Verbo”. Quello di Silvio è il vangelo dell’homo novus, dell’uomo di fede che si candida a passare alla storia come statista illuminato e timorato di Dio, dell’apostolo divorziato difensore della famiglia che tanto vorrebbe accostarsi al sacramento della comunione ma che, secondo l’indicazione di Papa Benedetto XVI, deve accontentarsi di “trovare comunque nel desiderio di comunione e nella partecipazione all’Eucaristia una forza e una efficacia salvatrice”.
In questi acculturati tempi moderni dove i dogmi teologici lasciano il tempo che trovano e dove autorevoli quotidiani filogovernativi possono commentare a proposito delle marachelle erotiche del Cavaliere: «Eddai, diciamoci la verità, a chi non piace la gnocca?» (se un gay usasse un linguaggio simile per manifestare i suoi desideri e le sue preferenze sessuali sarebbe immediatamente tacciato di “lurido frocio”), non dovrebbe sussistere alcun tipo di problema, per i tanti cattolici che hanno votato Berlusconi, ad accettare il nuovo vangelo. I l problema è, secondo lo stesso storico dei vangeli burlusconiani Feltri che la gnocca, lungi da rappresentare quella catarsi che avvicina al godimento dello spirito e che può costituire una “efficacia salvatrice”, costituisce, purtroppo, un guaio. Eh si, perchè la gnocca inizialmente si comporta bene: è sottomessa, adorante, con gli occhioni sgranati e le forme seducenti fa uscire di senno i maschi, anche quelli più navigati (soprattutto nelle navi da crociera dove, ai tempi dell’apostolo Silvio, erano i maschietti ad intrattenere le gnocche ma invecchiando, si sa…). Poi però la gnocca s’incattivisce e vuole sempre di più a fronte dei servigi resi e, se non viene accontentata, è capace di raccontare cose poco simpatiche nei confronti del proprio benefattore. Insomma, non c’è davvero più religione! Un tempo le gnocche si ritenevano soddisfatte quando ricevevano in regalo un appartamento oppure un negozio. Lo statista Craxi, ad esempio, era arrivato a regalare una televisione ad una sua protetta. L’attrice Antonella Troise, ad esempio, secondo il Cavaliere dice in giro cose pazzesche (quali, forse non sarà mai dato saperlo) sul suo benefattore Silvio: sta diventando pericolosa. E che dire di quelle le cui pretese vanno oltre le parti negli spettacoli di varietà o nelle fictions Rai e ambiscono ad incarichi ministeriali? Valle ad accontentare tutte, nonostante l’infinita disponibilità dell’apostolo Silvio! Ecco quindi spiegato il teorema di Feltri: la gnocca è un guaio, come volevasi dimostrare. Il guaio è dato dal fatto che, mentre per l’elettore berlusconiano può rafforzarsi il mito del Cavaliere di quasi 72 anni reduce, fra l’altro, da un cancro alla prostata, tombeur de femmes di ogni tipo e nazionalità ma con spiccata predilezione per parlamentari e ministre, per magistrati e giornalisti le intercettazioni telefoniche “hard” del Cavaliere (le ultime notizie le danno prossime al macero in quanto ritenute irrilevanti per il prosieguo dell'inchiesta Berlusconi-Saccà.) potevano essere ghiottonerie da aggiungere come gustoso e piccante contorno all'accusa di corruzione contestata al premier in concorso con il direttore di Rai Fiction. Spariranno quindi le intercettazioni più “gossipare” sulle performances erotiche del premier e sulle presunte abilità “orali” di una o più ministre del governo in carica considerate penalmente irrilevanti e, ci si augura, salterà l’indecente decreto sulle intercettazioni. Compatibilmente con i tempi della giustizia italiana si dovrebbe invece tenere il processo per i fatti che secondo gli inquirenti “non possono essere ricondotti al pur diffuso costume della cosiddetta raccomandazione" perché le attrici risultano tutte "verosimilmente legate da rapporti di amicizia" con Berlusconi. Rapporti di cui il premier non fa mistero oppure asseritamente da utilizzarsi in qualche modo nella campagna di reclutamento dei senatori". La considerazione più immediata, che sappiamo non far parte del “comune sentire” del 47% degli italiani che hanno votato Berlusconi, è che può esserci un dibattito animato in merito all’opportunità o meno di pubblicare le conversazioni fra personaggi che rivestano incarichi pubblici e amministrano risorse della collettività, ci si può azzuffare fra maggioranze e opposizioni sulla congruità dei decreti salva-premier e blocca processi, ma una cosa dovrebbe essere indiscutibilmente chiara: in nessun altro paese che si ritiene civile e democratico potrebbe fare il premier un signore che ha scambiato quegli affidamenti mercenari con un pubblico dipendente, seppure con la qualifica di manager, che a sua volta non potrebbe più ricoprire in alcun modo un incarico di responsabilità in un’azienda di stato. E’ una considerazione sicuramente di parte questa nostra, se Arturo Diaconale ritiene che: “L’opinione pubblica italiana non è ottusamente calvinista. E’ elasticamente cattolica. E capisce perfettamente la differenza tra i peccati veniali della carne e quelli mortali che possono mandare in malora l’intera società nazionale”. Qualcuno potrebbe ricordare a Diaconale e a tutti i berluscones orgogliosi di avere un capo con “due attributi così” che per aver commesso un peccato “veniale della carne” (usciamo dalla metafora della mela, per favore) Adamo ed Eva furono cacciati dal paradiso terrestre? E se Berlusconi lascia il governo insieme alle sue giovani e avvenenti ministre, siamo davvero sicuri che vada in malora l’intera società nazionale o che non sia invece un fatto che, per usare le parole del Papa sul desiderio di comunione, contiene una forza e un’efficacia salvatrice? |