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Campidoglio: polo, menta o bufala intorno?

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Scritto da Raffaele Deidda   
 
25-06-2008 18:34
Pagina vista 544    

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Alemanno e Berlusconi
Il debito romano diviso per abitante è di 2532 euro pro capite, mentre quello milanese è di 2782

“Polo, il buco con la menta intorno” Era il simpatico spot degli anni ‘80/90, che metteva in evidenza, come qualità principale di una caramella alla menta, qualcosa che non c'era ma che veniva esaltato dal prodotto, oggetto di una incisiva ed efficace campagna pubblicitaria. Quando si dicono i corsi e i ricorsi della storia! Nel 2008 c’è ancora un Polo ispiratore e produttore di tantissimi spot pubblicitari, il Polo delle Libertà, nato nel 1994 e arrivato fino a noi contemporanei, con la stessa sigla Pdl, dal predellino di un’automobile di cui non è corretto citare la marca onde evitare, per l’appunto, pubblicità improprie oltre che gratuite.

Per dovere di cronaca occorre però precisare che il Polo (oggi, più democraticamente, Popolo) delle Libertà frequenta da molti anni le Case delle Libertà di proprietà di un certo Cavalier Berlusconi, distribuite un po’ dovunque ma delle quali due sono particolarmente apprezzate per la qualità offerta al buen retiro del Cavaliere e dei suoi amici: quella di Arcore e quella di Porto Rotondo. Quanti fantastici spot sono stati prodotti in quelle case, vere fucine di creatività! Uno, in particolare, ha avuto un enorme successo di pubblico: non c’è mai stato infatti avvenimento sportivo di carattere europeo o mondiale dove non abbia risuonato alto lo spot originalmente e orgogliosamente prodotto dal Cavaliere: “Forza Italia!” Ricordando la pubblicità degli anni ’80, e facendo riferimento ai recenti spot del Pdl sul deficit del Comune di Roma che avrebbe lasciato la Giunta Veltroni, possiamo osservare come questa volta si sia autogenerato uno spot unico in quanto ad originalità: “Polo, il buco con la bufala intorno”.

Si ha la sensazione, però, che la componente di bufala che sta intorno al “buco” denunciato dal Pdl non sia quella da cui si produce l’apprezzata mozzarella, ma bensì quella che il simpatico ruminante rilascia al termine del processo digestivo. Si, perché è una bufala maleodorante, una bufala medianica costruita, coerentemente con la mission pubblicitaria del Pdl e del Cavaliere suo capo indiscusso, per ragioni esclusivamente politiche. Questo appare decisamente evidente senza voler fare alcuna difesa d’ufficio dell’operato di Walter Veltroni e della sua Giunta, perché sono i documenti a parlare e a testimoniare: la Giunta Veltroni ha ereditato nel 2001 un debito pubblico accumulato negli anni ’80 e ’90 di oltre 6 miliardi che, come evidenzia l’ex assessore per le politiche economiche, finanziarie e di bilancio del Comune di Roma Marco Causi, costituisce “uno stock di debito che troppo spesso, nella vulgata approssimativa, viene scambiato per deficit”.

Negli ultimi anni, ha precisato Causi, lo stock di debito pubblico è aumentato solo di 800 milioni per reperire risorse interamente destinate a investimenti, mentre in passato, per vent’anni, era aumentato a dismisura per coprire i deficit correnti delle aziende del trasporto pubblico. I quali invece, durante la Giunta Veltroni, sono stati risanati. Le evidenziazioni dell’ex assessore Marco Causi sono avvalorate dall’agenzia di rating Standard & Poor's , per la quale il debito del Comune di Roma si attesta a 6,9 miliardi di euro e non a 8, 9, fino a 10 miliardi come il Pdl e le Destre, in una generosa gara a chi dà i numeri più grandi, hanno affermato.

Non c’è alcun buco nascosto nei conti del Campidoglio e, anzi, nel computo vanno considerati anche i finanziamenti concessi e non ancora utilizzati. C’è però il rischio che Standard e Poor’s, la stessa agenzia di rating che nel gennaio del corrente anno aveva rilevato nell’andamento dei conti pubblici italiani una performance positivamente “impressionante”, col rapporto deficit - pil sceso nei primi nove mesi del 2007 all'1,3% goda, da parte del neo sindaco di Roma Alemanno, della stessa considerazione di cui ha goduto la Fitch Ratings, una delle tre più grandi agenzie di classificazione del mondo, insieme a Moody’s e alla stessa Standard & Poor’s, da parte dell’attuale presidente della Camera. Gianfranco Fini, allora ministro degli Esteri, nell’aprile 2006 aveva commentato a Ballarò di fronte ad uno sbigottito Giovanni Floris: “Ma che vuoi che ne sappiano questi qui…non sono credibili…non sanno neppure l’italiano…forse Fitch è lagenzia privilegiata di Rai 3”.

In quella occasione a Londra si erano chiesti con sconcerto se fosse possibile che un ministro degli Esteri europeo ignorasse l'esistenza di una major come Fitch, rendendo evidente quanta padronanza dei meccanismi del capitalismo risiedesse all'interno della cosiddetta “destra liberale” nel nostro Parlamento. Ora a Londra e a New York si chiederanno quanta padronanza la destra italiana post fascista abbia dei meccanismi di monitoraggio del debito del settore pubblico se non, anche, quale capacità abbia di leggere i bilanci di un comune. Tranquillizziamo i certificatori d’oltre manica e d’oltre oceano: i dirigenti della cosiddetta destra liberale italiana più che “esserci” ci “fanno”: preferiscono fare ricorso “alle vulgate approssimative” e alle bufale propagandistiche per nascondere i veri buchi, lasciati dai loro amici ed ex camerati nella sanità della Regione Lazio. Della serie: ai cittadini non far sapere che i veri buchi li han fatti gli amministratori pubblici con le camicie nere.

E’ sicuramente poco confortante ma certamente utile e interessante rilevare che Roma, sulla base delle rilevazioni di Standard and Poor’s, risulti più virtuosa di Milano, città governata fin dal 1993 dal centrodestra, nell’esposizione debitoria. Il debito romano diviso per abitante è di 2532 euro pro capite, mentre quello milanese è di 2782. Inoltre, a livello nazionale la variazione del debito fra il 2001 e il 2007 si colloca mediamente al 17,6%, mentre a Roma si assesta al 13,8%. Se questi dati sono corretti Alemanno non può avere più alibi: abbandoni la paura di governare e dimostri di saper mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. Ai buchi con le bufale intorno ormai non crede più nessuno.


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