| 23-06-2008 21:46 |
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L’Eucarestia di Silvio Caimano Arcoriano, principe svincolato dalle leggi
Eneo Domizio Ulpiano, uno dei massimi giuristi della Roma antica vissuto fra il II e III secolo dopo Cristo, non avrebbe certo potuto immaginare che la sua celebre massima “princeps legibus solutus est” (il principe è svincolato dalle leggi), che indicava la potestas absoluta che si riconosceva alla figura del principe, sarebbe potuta tornare d’attualità a distanza di tanti secoli, proprio in quella Roma che lo aveva visto primeggiare per grandezza morale ed equilibrio nell’elaborazione di molte norme di diritto penale ed amministrativo. Al giureconsulto romano è attribuita la fondamentale massima giuridico – morale: “La legge è l’arte del buono e del giusto”.
Ulpiano, che fu amico e consigliere del “piccolo” imperatore romano Alessandro Severo, assurto alla massima carica appena quattordicenne, con la sua famosa massima intese, sulla base di quanto riportato dagli storici del diritto, fare una precisa distinzione fra lo “Ius”, inteso come diritto in senso lato e la “Lex”, intesa come fonte del diritto. Sulla base di questa distinzione il Princeps può non tener conto delle leggi ma non può ritenersi libero dal rispetto dello ius, ossia del diritto in senso lato: egli dovrà comunque sottostare ad un obbligo di tipo morale, cioè rispettare le leggi dei predecessori per garantire la certezza del diritto. A distanza di tanti secoli anni c’è ora a Roma un principe piccolo di statura ma di età, suo malgrado, avanzata: Silvius Caimanus Arcorianus, la cui cultura giuridica, supportata dai suoi devoti amici e consiglieri, trova più conveniente fermarsi all’età moderna, quando la massima di Ulpiano veniva utilizzata dai re medievali per affermare il proprio assolutismo, per cui tutti i poteri sono concentrati nelle mani del sovrano, che li esercita in modo pressoché illimitato nei confronti dei sudditi. Sulla base di questa cultura e di questa concezione del diritto, perché mai il princeps Silvius dovrebbe farsi rifilare dalle famigerate toghe rosse, indossate da magistrati sudditi infedeli, una sonora condanna per la presunta corruzione dell’avvocato inglese Mills, funzionale a coprire un’enorme evasione fiscale, ovviamente presunta fino a sentenza definitiva? Non può piacere questa ipotesi al principe, che incarica i propri consiglieri giuridici di sostituirsi al ministro della Giustizia (è giovane ma si farà, anche lui) per modificare il decreto sulla sicurezza, introducendovi le ormai consuete e sempre squisitamente costituzionali leggi ad personam o, meglio, ad principem. Poi, per evitare fastidiose ingerenze sulle proprie conversazioni telefoniche private, (la più innocente è stata quella col vassallo Agostino Saccà, pur in una fase di “vacatio regni” per Silvius Caimanus), perché non produrre un bel disegno di legge che consenta di dare ai magistrati e ai giornalisti curiosi una lezione tale da fargli passare la voglia di riprovarci? Per Silvius Caimanus il vero principe, non quello di ulpianea memoria ma quello dell’età medievale, questo deve fare: consolidare il proprio assolutismo nei confronti dei propri sudditi riaffermando il principo del “quod principi placuit legis habet vogorem”: ciò che piace al principe ha valore di legge. Ora, al principe piacerebbe ancora una cosa: da sovrano devoto e osservante dei precetti della Chiesa cattolica vorrebbe accostarsi al sacramento della comunione ma, ahimè, il principe è divorziato (e non solo separato, come ha riferito al vescovo di Tempio Pausania durante la Messa per l’inaugurazione del nuovo campanile della chiesa di San Lorenzo a Porto Rotondo) e Il Codice di Diritto Canonico non lo consente. Ma può essere mai il princeps, svincolato dalle leggi dello Stato, assoggettato a quelle della Chiesa? Certo che no, basta che si rivolga, lui che ha potere, come suggerisce con un sorriso il vescovo Sebastiano Sanguinetti, a chi più è in alto del vescovo. Difficile evitare il riferimento diretto al recente incontro di Silvius Caimanus con Benedictus XVI. Il Papa non ha tardato a fornire al principe una risposta carica di alti significati e di profondi messaggi, che contiene comunque un “non possumus”: “Coloro che non possono ricevere la comunione a motivo della loro situazione, troveranno comunque nel desiderio di comunione e nella partecipazione all’Eucaristia una forza e una efficacia salvatrice”. Evidentemente, contrariamente a Silvius Caimanus, il Papa non è “pontifex legibus ecclesiae solutus”. Eppure Benedetto XVI una soluzione per Silvius Caimanus ce l’avrebbe: il Pontificio Consiglio per l'interpretazione autentica dei testi legislativi ha infatti stabilito che: “Non si trovano in situazione di peccato grave abituale i fedeli divorziati risposati che, non potendo per seri motivi - quali, ad esempio, l'educazione dei figli - soddisfare l'obbligo della separazione, assumono l'impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi" Avendo il princeps la veneranda età di 72 anni, non sarebbe forse così drammatico per lui rispettare un impegno di continenza sessuale per poter ricevere la comunione, avendo manifestato questo fortissimo desiderio di partecipazione all’Eucarestia. Ma forse il Papa è stato informato che, una volta finita la cerimonia religiosa, Silvius Caimanus si è dedicato alle acclamanti signore di Porto Rotondo, da lui definite "agghindatissime", immaginiamo come, sotto il sole a picco e con la temperatura superiore ai 30 gradi. Diavolo di un princeps! Come prospettare la salvezza dell’anima attraverso la continenza sessuale ad un ultrasettantenne che sostiene di essere vigoroso come un trentenne? Sarà meglio individuare altre soluzioni per recuperare l’anima bella di Silvius Caimanus che ha manifestato tanta devozione verso l’autorità del Papa, baciandone la mano anulata e dimostrando, lui divorziato difensore della famiglia, di sapersi proporre e di sapersi fare accreditare come l’umile figlio della Chiesa, senza neppure doversi sottoporre preventivamente ad un atto di penitenza. E che dire dello splendido regalo fatto al Papa? Una croce tempestata di pietre preziose di fattura unica e irripetibile. Mentre in Vaticano aveva corso, lo scorso 6 giugno, il “cioioso” incontro fra il princeps e il pontifex con scambio di doni preziosi, al summit romano della FAO veniva ratificato il fallimento dell’azione per sfamare 900 milioni di persone nel mondo, con la crescita della penuria di derrate alimentari di base comportante conseguenze drammatiche per i paesi più poveri. In questo contesto che rende inarrestabili i flussi migratori verso le aree del benessere da parte di chi sfugge alla fame e alla miseria l’italico princeps con le sue leggi perseguita gli immigrati che, in quanto tutti figli di Dio, dovrebbero ricadere nella paternità universale del Papa. Ora, però, urge trovare una soluzione per la partecipazione di Silvius Caimanus all’Eucarestia. Il giureconsulto Ghedini è disponibile a fornire consulenza e supporto ai colleghi vaticani.
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