| 02-06-2008 08:01 |
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2 GIUGNO
AUGURI ALL'ITALIA E ALLE DONNE Grazie alla legge n. 336 del 2000 è stata ripristinata, dopo ben 24 anni, la festività nazionale del 2 giugno, (precedentemente veniva fatta coincidere con la prima domenica del mese, assumendo così una scarsissima considerazione da parte degli italiani), quale anniversario della fondazione della Repubblica avvenuta nel 1946 a seguito del Referendum istituzionale indetto per determinare la forma dello Stato italiano alla fine della seconda guerra mondiale.
In luogo dell’otto marzo le donne italiane potrebbero decidere di spostare la loro festa al 2 giugno in quanto, dopo le sacrosante battaglie sostenute già alla fine del 1800 e agli inizi del ‘900, fu loro finalmente riconosciuto il diritto al suffragio universale, potendo così votare il 2 giugno 1946 per il Referendum istituzionale e per le elezioni dell'Assemblea costituente. Auguri alla Repubblica e alle donne quindi, e auguriamoci che lo spirito di Alcide De Gasperi, il primo presidente del Consiglio dei ministri e padre fondatore dell'Italia repubblicana, vigili sulla tenuta democratica di questo nostro paese che manifesta preoccupanti segnali di crisi nei valori fondamentali quali la libertà di stampa, il diritto dei cittadini di indicare la propria preferenza per i candidati alle elezioni e soprattutto l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. In coincidenza con la festività del 2 giugno 2008 in Italia hanno però poco da festeggiare l’ambiente, le infrastrutture calabresi e siciliane, le tecnologie, lo sport, gli immigrati, l’università e la cultura e, paradossalmente, soprattutto le donne. Questo perché è entrato in vigore il decreto legge n. 93 del 27 maggio, che stanzia tre miliardi di euro sostanzialmente per mantenere delle promesse elettorali: il taglio dell'ICI sulla prima casa (che altro non è se non una partita di giro, in considerazione del fatto che le risorse per confermare l’operatività dei servizi comunali dovranno essere comunque attinte dalle tasche dei cittadini) e il cosiddetto “salvataggio” dell’Alitalia con la cordata di imprenditori italiani, di cui si continua ad ignorare le modalità e i costi, oltre la reale fattibilità dell’operazione. Quei tre miliardi di euro sono stati, per l’appunto, “tagliati” dal decreto del ministro Tremonti dai suddetti settori e tra i tagli più corposi spiccano i 399 milioni di euro in meno per l’ambiente, i 1432 milioni di euro in meno per il capitolo “opere pubbliche urgenti per il Sud” - consistenti in strade e ferrovie, mentre si annuncia la prossima spendita di 4,7 miliardi di euro per la realizzazione del ponte sullo Stretto!-, i 721 milioni di euro già destinati a rafforzare il trasporto locale, pubblico e su ferrovia. Fra i tagli più odiosi, pur essendo “solo” di 20 milioni di euro, c’è sicuramente quello relativo al Piano contro la violenza alle donne, approvato dal precedente governo Prodi, che prevedeva l’attivazione di servizi per la prevenzione, l'assistenza alle vittime, l'informazione tramite i numeri verdi, il sostegno territoriale ai centri antiviolenza. In questo caso il taglio è integrale, i 20 milioni di euro sono stati tutti requisiti per contribuire, insieme agli altri tagli, a coprire il buco dell’ICI. Il governo di centrosinistra, è bene ricordarlo, aveva già abrogato l’ICI per le fasce sociali più deboli, pari al 40% dei cittadini italiani. Ora, grazie anche alle risorse sottratte alla lotta contro la violenza alle donne, i proprietari degli appartamenti nobiliari e degli attici nel centro di Roma o di Milano, con valori (reali, non catastali) anche superiori ai 20.000 euro a metro quadro, potranno finalmente evitare di pagare l’iniqua tassa dell’ICI! Pazienza se le donne che subiscono violenze e maltrattamenti, che come è noto avvengono soprattutto fra le mura domestiche, essendo stati cancellati i centri di accoglienza non avranno un posto dove andare, una struttura a cui rivolgersi per essere aiutate ad uscire dalla spirale di violenza e rassegnazione in cui si trovano. E pensare che il fondo era stato istituito a fronte dei dati drammatici sulla violenza contro le donne, che riferiscono di un milione di donne vittime di violenza fisica e sessuale in Italia solo nello scorso anno. Che cosa ne pensa di questo la giovane neo-ministra delle Pari Opportunità Mara Carfagna? Con evidente imbarazzo si è sbilanciata a dire che: “Per contrastare il doloroso fenomeno della violenza contro le donne servono norme che garantiscano misure dì protezione integrale contro la violenza di genere, pene severe e processi più veloci e per questo chiederò di stanziare fondi che serviranno per il sussidio all'attuazione dì una normativa che attualmente è allo studio dei tecnici". Imbarazzata e forse anche ingenua la neo-ministra. Come può pensare che gli italiani e soprattutto le italiane possano crederle, avendo il Governo di cui fa parte deciso di considerare il taglio dell’ICI, di cui si avvantaggeranno anche i ceti abbienti, prioritario rispetto alla lotta contro la violenza sulle donne? Da degna discepola di Berlusconi, la Carfagna ha così risposto alle dure critiche delle parlamentari dell’opposizione e delle associazioni di difesa delle donne: “A dispetto dei polveroni della sinistra, che guarda più alla forma che alla sostanza, sarà mia cura fare in modo che questa normativa ed i fondi, che ad essa verranno collegati, si traduca in azioni concrete per le donne”. Per la neo-ministra, guardare all’eliminazione dei fondi contro la violenza delle donne significa quindi sollevare dei “polveroni di sinistra”. Perché non chiamarli direttamente polveroni “comunisti”, dimostrando così di aver appreso ancora meglio la lezione del Maestro Silvio? Mara Carfagna ha recentemente dichiarato, in un’intervista ad un settimanale, che prima di votare Berlusconi votava per il Movimento Sociale Italiano, quando ancora non c’era stata la svolta di Fiuggi voluta da Gianfranco Fini. Che sia questo suo background elettoral - politico a farle accettare e condividere in salsa berlusconiana una politica che la destra oggi al governo declina in senso maschile e maschilista e che vuole far accreditare la convinzione che le minacce per le donne provengano solo dagli immigrati? Facendo per una volta ricorso allo stile maschilista caro alla destra, e giurando di non farlo mai più, potremmo osservare che non dev’essere comunque facile indossare le vesti da ministro provenendo da un passato molto recente, seppur dignitosissimo, di soubrette con i vestiti ridotti al minimo. E’ un po’ come pensare a Berlusconi, imprenditore - politico con bandana, che veste i panni dello statista: decisamente poco credibile. Intanto gli italici maschi continueranno a “fare la festa” alle donne e non certo quella dell’otto marzo o quella, opzionale, del 2 giugno. “Pari opportunità” sarà difficilmente concessa alle donne.
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