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| Scritto da Raffaele Deidda | |
| martedì, 29 aprile 2008 17:26 | |
Dalle urne romane un altro insegnamento: credere alle assurdità fa commettere atrocità.![]() Baraccopoli La speranza di controbilanciare a Roma la vittoria del centrodestra alle politiche si è infranta miseramente, con un risultato anomalo quanto si vuole se riferito alla composizione del voto – i risultati del ballottaggio dimostrano come molti elettori che hanno dato la loro preferenza a Nicola Zingaretti candidato del PD alla presidenza della Provincia non l’abbiano invece data a Rutelli candidato sindaco di Roma, votando per il candidato di destra Gianni Alemanno - ma estremamente chiaro nel suo significato: ha vinto la paura. Con sarcasmo quasi “truce”, stanti le premesse e le conseguenze del voto di Roma, si potrebbe dire che Rutelli è stato sconfitto più dai romeni che dai romani. Questo grazie al martellante tema della sicurezza, ossessivamente utilizzato ad arte dalla destra in campagna elettorale, enfatizzato ed esasperato dai media come il vero problema dell’Italia, divenuta insicura a causa del precario e inefficace governo Prodi e del “buonismo pacione” del centrosinistra romano. In tempi non sospetti Pier Paolo Pisolini osservava come soprattutto la televisione fosse autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo e come, al confronto, facessero ridere il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani. Mentre il fascismo non era stato in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano “il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e d’informazione, non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre”. Una lezione ancora molto attuale quella di Pasolini, soprattutto oggi che si avverte il soffiare di una ventata razzista e forcaiola che attraversa l'Italia e cerca d’imporsi come vento dominante. Ma a chi mai interessano più le lezioni di uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del nostro tempo, per giunta “culattone”, per usare un linguaggio caro al futuro presidente della Camera e a tutta la Lega, che alcuni ambienti “moderati” indicano come la nuova sinistra del Nord Italia e che a proposito della metafora sui fucili conferma che "I fucili sono sempre caldi"? Un popolo, quello leghista, che nelle fabbriche è ancora iscritto alla Cgil per sentirsi rassicurato che i rinnovi contrattuali si facciano e che la contrattazione aziendale porti ulteriori benefici economici e che poi vota Lega per sentirsi rassicurato che agli immigrati venga assegnata la giusta dose di “calci in culo”, per usare un linguaggio caro al leghista Borghezio, deputato del Parlamento europeo. Dando per scontate le inconfutabili responsabilità del centro sinistra e della sinistra radicale per aver fornito risposte troppo “ideologiche” sui problemi dell’immigrazione e per non aver saputo interpretare il bisogno di sicurezza dei cittadini spaventati dalla criminalità immigrata (chissà perché quella nostrana fa meno paura), facile e fondamentale target della campagna mediatica riconducibile alla "fabbrica della paura", resta comunque da chiedersi cosa sia veramente successo all’Italia dal cuore grande, all’Italia degli “italiani brava gente”. C’è da chiedersi come questo paese si sia potuto così gravemente infettare di un virus psichico collettivo, i cui sintomi più evidenti sono dati dalla paura e dall’odio, che generano l’emersione di gruppi maggioritari al cui interno si alza sempre di più la voce di chi invoca la pena di morte, alla faccia del successo internazionale ottenuto dall’Italia come paese promotore della moratoria contro la pena di morte approvata dall’Onu. E’ forte la sensazione che la democrazia sia stata sostituita dalla videocrazia e che il nostro sia diventato un popolo di spettatori ipnotizzati grazie a Mediaset, che costituisce il vero miracolo italiano. Un popolo che vuole sentirsi sicuro nelle proprie case per assistere rilassato e indisturbato alle trasmissioni del Grande Fratello o di Amici della De Filippi e che non si cura dei pregiudicati e condannati al governo e che soprattutto non legge, che ripete gli slogan di “Prodi mortadella che meno male se n’è andato” dopo aver tartassato gli italiani, mentre Berlusconi, contro cui si accaniscono i giudici comunisti per impedirgli di lavorare per il bene dell’Italia, abolisce l’Ici e pure il bollo auto. Con un popolo “democratizzato” da trent’anni di Mediaset il miracolo si è compiuto: l’elettorato è stato sostituito dall’audience. Che importa poi se siamo diventati l’unico governo razzista d’Europa? Mica possiamo farci carico di tutti questi extracomunitari che continuano a violentare le nostre donne, occorre rispedirli tutti a casa stipati sulle navi container, come quelle utilizzate per il trasporto in Sardegna della “monnezza” napoletana. A proposito, avete fatto caso che la spazzatura a Napoli è sparita? Il Giornale e Libero non ne parlano più, le televisioni neppure, evidentemente il presidente-operatore ecologico Berlusconi ha già mantenuto la sua prima promessa elettorale e ha ripulito Napoli e la Campania dai rifiuti. Queste considerazioni ci accompagnano mentre Berlusconi ci rassicura, ancora una volta, che quelli di Bossi sono “fucili di carta” e mentre il neo presidente del Senato, il pidiellino Schifani, nel suo discorso di investitura dichiara di intravedere “una feconda stagione di riforme condivise”da attuarsi attraverso il dialogo tra i Poli, indispensabile per la “riscrittura delle regole" al fine di operare per il bene più importante: la crescita del nostro Paese e la salvaguardia dei valori costituzionali. Schifani ha parlato anche di impegno contro "tutte le mafie", facendo riferimento a Falcone e Borsellino e della difesa delle "radici cristiane della nostra identità". Di quale dialogo e di quali regole da riscrivere parla il neo presidente del Senato, il fedelissimo del Cavalier Silvio Berlusconi che a proposito di radici cristiane, dimenticare le quali significherebbe "perdere l'anima", rappresenta quel capitalismo speculativo e senza regole, peraltro condannato dal Papa, che adora un solo dio e ha nel mercato la sola religione? Quel Cavaliere che con le sue televisioni impone modelli di vita che sono l’antitesi di ogni valore cristiano, quel Cavaliere che non ha rifiutato i voti della mafia e che ha proclamato eroe lo “stalliere” mafioso Mangano. Se il dialogo tra maggioranza e opposizione, da tradursi in tatticismi e ammiccamenti, deve essere funzionale per i generosi vincitori delle elezioni a mettere in secondo piano i temi etici più sensibili della società italiana, e in primo luogo la questione morale, non può esserci negoziato, non può esserci alcuna feconda stagione di riforme condivise. Si impone una stretta vigilanza e una risposta che fa capo ad un forte e profondo impegno culturale e morale, non certo il dialogo per superare, ad esempio, il problema della sentenza della Corte di giustizia europea che impone a Mediaset di liberare la frequenza abusivamente occupata e spettante di diritto a Italia 7. Si lascino le ronde anti-immigrato ai braveheart padani e ai fascisti romani, non si condivida la giustizia fai da te e si lavori invece perché lo Stato possa riassumere il ruolo che gli compete. Si torni a scegliere valori e prospettive e a contrastare le impunità, gli abusi, i razzismi, i “cettolaqualunquismi”, gli stravolgimenti dei diritti dei cittadini, italiani e immigrati. François Marie Arouet, detto Voltaire, padre della famosa massima: “Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinché tu possa dirlo” è anche autore di una massima forse meno conosciuta: “Coloro che possono farti credere assurdità possono farti commettere atrocità”. Utilizziamo con intelligenza questo insegnamento affinché, consapevoli delle assurdità che ci vogliono far credere, possiamo evitare di commettere atrocità. Si tratta di dare, o di negare, qualità e dignità alla nostra vita. |
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