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ZAPATERO E LE ELEZIONI IN ITALIA PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaele Deidda   
sabato, 26 aprile 2008 15:08

Lo scoop della stampa spagnola: Zapatero è stato sconfitto in Italia, la fonte è la CEI. Per Don Farinella invece è stata sconfitta la strategia della gerarchia cattolica.

Zapatero e Berlsuconi
Zapatero e Berlsuconi
Mentre in Italia i media continuano, ancora alla vigilia della formazione del nuovo governo, a commentare i risultati elettorali e nei salotti televisivi ci si accanisce nella disanima delle ragioni del voto, col discettare su chi abbia veramente vinto e chi veramente perso, la stampa spagnola si produce in uno scoop giornalistico eccezionale: non è vero che le elezioni le ha perse Walter Veltoni col suo Partito Democratico.

La stragrande maggioranza dei giornali italiani, che non ha riconosciuto al Partito Democratico la credibilità sufficiente per far dimenticare agli italiani la fragilità del governo Prodi e che addebita la débacle elettorale dei partiti della sinistra radicale alla incapacità di questi nel saper interpretare i bisogni più sentiti e le istanze più profonde dei cittadini e dei lavoratori, non hanno capito nulla! Non hanno capito nulla gli stessi elettori confusi, disgustati e arrabbiati.

I giornali spagnoli, e fra questi El País, pochissimi giorni dopo lo scrutinio, sono stati invece in grado di fornire il nome di colui che ha perso le elezioni in Italia: José Luis Rodríguez Zapatero. Si, proprio colui che nello scorso mese di marzo è stato proclamato premier dal voto popolare spagnolo. Ha vinto in Spagna a marzo, ma ha perso il mese successivo in Italia. A corredo dello scoop la deontologia professionale impone ai giornalisti di citare la fonte della notizia e così veniamo a sapere che la fonte è italiana e sta dentro la Conferenza Episcopale Italiana, ne è il braccio informativo. Si tratta del quotidiano Avvenire, che ha dato la notizia della clamorosa sconfitta di Zapatero in Italia.

Ad essere più precisi la notizia è che ha perso lo “zapaterismo etico e sociale”, di cui sono portabandiera i partiti italiani della sinistra. Ha perso, secondo Avvenire, l'ambizione tanto cara al primo ministro socialista spagnolo di proporre “in salsa mediterranea” la disarticolazione giuridica della famiglia naturale, a cui si accompagna la distruzione persino lessicale dei concetti di padre e madre e la “impressionante deregulation” in campo bioetico, condita con una persistente polemica anticattolica.

Per il quotidiano della CEI Zapatero è stato sconfitto in Italia perchè gli espo¬nenti della sinistra e del radicalismo italiano hanno insegui¬to obiettivi ideologici sui Dico e sulle manipolazioni del¬la vita nascente o morente, e “si sono cro¬giolati nella cigolante retorica sulle pre¬sunte e continue ingerenze della Chie¬sa”. Pesante è il giudizio dell’Avvenire su quanti “hanno evocato e quasi invocato il fantasma di contrapposizioni ottocen¬tesche tra cattolici e laici” finendo per disto¬gliere lo sguardo “dall’Italia reale delle famiglie e dei lavoratori, dalle sue pres¬santi domande, dalle paure e incertez¬ze più sentite, dalle autentiche diffi¬coltà, ma anche dalle sue passioni, dal¬la sua tenacia, dalle sue generosità”.

Ecco perché, secondo L’Avvenire, tanta parte dell’elettorato, con “simmetrica e democrati¬ca ritorsione”, ha distolto lo sguardo proprio dai vagheggiatori dello zapate¬rismo e dai loro partiti e al momento di deporre la scheda nell’urna ha guardato altrove. Anche il Partito Democratico non è rimasto immune dalla ritorsione dell’elettorato “a causa dell’in¬sufficiente capacità di attrazione dimo¬strata nei confronti di settori importanti del vasto elettorato cattolico”. Il giornalista spagnolo Fernando Delgado, nel commentare l’articolo dell'editorialista dell’Avvenire Mario Tarquinio, ha osservato come neppure noti intellettuali come Umberto Eco e Paolo Flores d’Arcais, che pure avevano auspicato per l’Italia un premier con le caratteristiche di Zapatero, avessero lontanamente immaginato di individuare un fenomeno chiamato zapaterismo etico-sociale, una sorta di pensiero originale, come una visione del mondo. I vescovi italiani invece si.

Per essi lo zapaterismo va oltre Zapatero e arriva fino a determinare la débacle elettorale della sinistra radicale e la sconfitta del centrosinistra italiano Lo zapaterismo può essere sicuramente considerato un esempio di sinistra che si è saputa rinnovare, che manifesta ancora incertezze ma che esprime soprattutto coraggio e ottimismo e produce apprezzabili risultati in campo sociale. Da però qui a dire che lo zapaterismo sia una “categoria dello spirito” con un profilo ideologico tanto elevato da farlo considerare la guida spirituale di un intero movimento allargato all’Europa, decisamente ce ne passa.

Zapatero potrebbe magari dar vita una grande fondazione per lo studio e lo sviluppo dell’ideologia zapaterista. Invece no, ironizza l’opinionista spagnolo, Zapatero è qui che perde le elezioni per la gioia dei prelati italiani. Il pio giubilo deriva dal fatto che i vescovi italiani, in questo supportati e fortemente stimolati dai colleghi spagnoli, vedono in Zapatero il proponente della “disarticolazione giuridica della famiglia naturale”.

Eppure il presidente del Consiglio spagnolo è considerato da tutti un padre di famiglia esemplare, diversamente dal devoto divorziato Berlusconi, in cui il Vaticano dovrebbe vedere rispecchiati i valori cristiani. A questo punto ci sarebbe da domandarsi come possano i vescovi italiani definire etico e sociale un progetto tanto “perverso” come lo zapaterismo. Come pure ci sarebbe da domandarsi cosa li rallegri maggiormente, se la sconfitta dello zapaterismo o il trionfo dell’illegalità, il trionfo di coloro che eludono e manipolano la legge.

Nulla potrebbe essere più onorevole, per lo zapaterismo e per il suo fondatore, del perdere queste elezioni in Italia in considerazione di chi le ha vinte e in quale modo, come nulla è più caratterizzante per la Chiesa italiana del suo pio compiacimento per chi ha vinto queste elezioni, osserva in conclusione Delgado. Che dire? Agli amici spagnoli potremmo solo ricordare che esiste “un’altra” Chiesa italiana che non sempre è in sintonia con la CEI, che esistono anche religiosi come don Paolo Farinella, prete genovese.

Don Farinella si era già rivolto, inascoltato, al suo vescovo per denunciare come al raduno dello scorso anno organizzato dalla Presidenza della CEI, il notoriamente divorziato e felicemente convivente Silvio Berlusconi, avesse dichiarato che i cattolici coerenti non potessero stare a sinistra, asserendo con questo che devono stare a destra, cioè con lui e con il suo liberismo che coincide sempre con i suoi interessi e mai col bene comune.

Lo stesso Berlusconi che per don Farinella rappresenta quel capitalismo speculativo e senza regole, peraltro condannato dal Papa, che adora un solo dio e ha una sola religione: il mercato. Colui che con le sue tv commerciali guida e gestisce il degrado morale del popolo, imponendo modelli e stili di vita che sono la negazione esplicita e totale di tutti i valori cristiani che il raduno del Family Day voleva affermare. Questa è la testimonianza di un prete, di un credente ferito che si dissocia dalle parole per nulla cristiane di Berlusconi e dal silenzio pesante della Presidenza della CEI.

La testimonianza del religioso continua anche a seguito delle elezioni del 13 e 14 aprile, da lui viste come la sconfitta della strategia della gerarchia cattolica, segnatamente della CEI e della Segreteria di Stato Vaticana che puntavano su un risultato forte di Casini, il divorziato, e di Cuffaro, il condannato per favoreggiamento ai mafiosi, per condizionare destra e sinistra ed essere determinanti. Per questo sono stati mandati in campo i rappresentanti del Family-day, i cultori dei “valori”.

E’ da un religioso come don Farinella, e non da politici di destra, di centro e di sinistra, ospiti abituali del salotto televisivo di Bruno Vespa, che arriva una considerazione sul voto drammatica e sconsolatamente vera: “Queste elezioni hanno dichiarato la sconfitta del cristianesimo e dei suoi pilastri portanti. Un popolo che vota per il dio Po o per il dio denaro o per il successo a qualsiasi costo o per la mafia al parlamento o per chi ha vissuto rubando, affidandogli l’economia del paese, e’ un popolo ateo, senza alcun riferimento etico che non sia il suo tornaconto immediato, un popolo senza futuro perché senza prospettiva”.

Per il prete genovese occorre ripartire dal senso del dovere, dal rispetto dei diritti di tutti, dal concetto di cittadinanza etica, dal rispetto delle regole sociali, dal farsi carico dei più deboli, dal condividere quello che siamo e che abbiamo con chi non ha nulla, fino a creare le condizioni perché vi sia effettiva parità di dignità e cittadinanza. Conforta sapere che ci sono ancora in Italia uomini come don Farinella, biblista e scrittore, prete di fede e democratico senza aggettivi.

 
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