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MODIGLIANI E IL SUO TEMPO PDF Stampa E-mail
Scritto da Cinzia Salluzzo Rovituso   
mercoledì, 09 aprile 2008 01:58

“La vita è un dono, dei pochi ai molti, di coloro che sanno e che hanno a coloro che non sanno e che non hanno”

Cosi’ soleva dire Amedeo Modigliani presente con una mostra al museo Van Thyssen di Madrid organizzata in collaborazione con la Fondazione Caja Madrid sino al 18 maggio 2008. Sono esposte 128 opere dell’artista italiano, Francisco Calvo Serraller, curatore della mostra, ha dichiarato alla stampa che “Modigliani seppe riunire il meglio della tradizione classica con il meglio di tutte le avanguardie”.

“Modigliani e il suo tempo” compie un excursus che comprende le opere di artisti che gli furono vicini e che contribuirono alla nascita della sua arte. Difatti la produzione di Modigliani si intreccia intensamente con la sua vita, le donne amate, le amicizie, i letterati, i poeti e i pittori frequentati.

L’esposizione comprende due sezioni; una dedicata al legame con i grandi maestri, l’altra ai rapporti con gli amici, con le muse ispiratrici, con i familiari. Nasce nel 1884 da una famiglia della migliore tradizione israelita mediterranea, giovanissimo è già minato nella fragile salute da una pleurite e da un tifo con complicazioni polmonari; la madre annota: "ha rinunciato agli studi e non fa più che della pittura, ma ne fa tutto il giorno e tutti i giorni con un ardore sostenuto che mi stupisce e mi incanta," La figlia Jeanne racconta che Modigliani provava un amore sviscerato per il disegno: "I disegni sono rivelatori…dimostrano questa qualità innegabile di percepire il soggetto plasticamente come uno scultore".

La famiglia ha una notevole influenza sulla sua formazione culturale e umana, e’una famiglia nonostante le ristrettezze multilingue e cosmopolita, contraddittoria e nevrotica, in bilico fra ricchezza e povertà, calore e paure. Amedeo, “Dedo”, è un bambino viziato, segnato da subito da quella tubercolosi che in qualche modo contribuirà a farne un genio della pittura: lui vorrebbe scolpire, ma la polvere di pietra è micidiale per i suoi polmoni. Ma è anche un nido che esercita un’attrazione fortissima: la vita di Modì, il suo strappo da Livorno e dalla frequentazione dei macchiaioli, le avventure parigine all’insegna dell’emarginazione rappresentano anche lo sforzo disumano di staccarsi da una provincia rassicurante e soffocante.

Modigliani deve spezzare con tutto questo per esprimere i suoi stati d’animo. Deve dimenticare Livorno. Ma Livorno lo seguira’ per tutta la vita: anche immerso nelle atmosfere smoderate e innovative di Montparnasse manterrà sempre l’accento toscano. La sua galleria di sfolgoranti ritratti è una disperata negazione dei paesaggi macchiaioli.Difatti,la prima formazione artistica la acquisisce nello studio di un allievo di Giovanni Fattori e nei viaggi in Italia del 1901-1903, studia i grandi maestri del Trecento e del Quattrocento nei musei di Napoli, Roma, Firenze e Venezia. Ama Simone Martini, Duccio, Botticelli, Tino da Camaino.

Si innamora di Roma e all'amico Oscar Ghiglia scrive: "Di Roma non ti parlo. Roma che mentre ti parlo è non fuori ma dentro di me, come un gioiello terribile incastonato sopra i suoi sette colli, come sopra sette idee imperiose. Roma è l'orchestrazione di cui mi cingo, la circoscrizione in cui mi isolo e pongo il mio pensiero. Le sue dolcezze febbrili, la sua campagna tragica, le sue forme di bellezza e di armonia, tutte queste cose sono mie, per il mio pensiero e per la mia opera.

Ma io non posso dirti tutta l'impressione che io trovo in lei, né tutte le verità che io ho saputo cogliere da lei. […] Cerco inoltre di formulare con la maggior lucidità le verità sull'arte e sulla vita che ho raccolto sparse nelle bellezze di Roma, e come me ne è balenato un collegamento intimo, cercherò di rivelarlo e di ricomporne la costruzione e quasi direi l'architettura metafisica per crearne la mia verità sulla vita, sulla bellezza, sull'arte. Dalla seconda metà dello stesso anno si trasferisce a Venezia, per studiare all'Accademia di Belle Arti. Qui, in occasione delle successive edizioni della Biennale, si trova a tu per tu con la grande arte francese di fine secolo: gli impressionisti, Toulouse-Lautrec, Eugène Carrière.L'impressione suscitata da questo incontro nel 1906 spinge Modigliani a trasferirsi a Parigi.

L’impatto fu sconvolgente: il giovane scopri nell’avanguardia la possibilita’ infinita della ricerca artistica che colma la sua ansia di raggiungere la purezza che e’ il tratto caratteristico dell’artista. A Parigi Modigliani vide le opere di Van Gogh, Toulouse-Lautrec, Cézanne, Picasso. Le opere di questi artisti sono presenti nella mostra i lavori fondamentali di Cézanne e quelli di tanti compagni – Picasso, Chagall, Brancusi, Soutine, Lipchitz, Kisling - di quegli anni magici, drammatici e di irripetibile creatività, ed immediato cogliere le varie influenze, similitudini e suggestioni parallele ad esempio la splendida scultura di Brancusi il Bacio. Constantin Brancus segno’ notevolmente il suo percorso artistico, egli lo incoraggiò a sperimentare la scultura: dietro suo suggerimento Modigliani abbandonò la pittura per cinque anni, dando vita a opere grandiose, solenni e senza tempo.

Le opere esposte alla mostra sono quelle che l’artista realizzera’ tra il 19i6 e il 1917 ammiriamo il suo stile gia’ maturo per la sintesi tra la linea e il volume plastico, scultura che dovette abbandonare causa problemi salute. Tra tutte le opere della mostra, emerge il 'Ragazzo col gilet rosso' di Cezanne, proveniente dalla National Gallery of Art di Washington, opera 'feticcio' per Modigliani che portava sempre con sé una riproduzione in miniatura. In primis, difatti, fu l’opera di Cézanne a influenzare Modigliani, che attraverso di lui comprese il significato di un’arte che si richiamasse ai maestri antichi, elaborando però un linguaggio figurativo del tutto innovativo e moderno.

Ad accogliere il visitatore al Van Thyssen , in apertura del percorso espositivo, uno dei nudi provenienti dalla pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino, i nudi sono il tema principale ricerca artistica di del nostro pittore italiano, scrive l'amica Anna Achmatova che Modigliani "sulla Venere di Milo diceva che le donne bellissime, dal bel corpo, che vengono scolpite e dipinte, sembrano sempre goffe quando sono vestite". Quelle stesse donne protagoniste della prima personale di Modigliani nel 1917 alla Galleria Berte Weill, che fu uno scandalo: chiude prima di incominciare perché la polizia ed il pubblico si sentono oltraggiati da quei nudi sensuali che ora arricchiscono il Van Tyssen di Madrid.

 Questi corpi adagiati in un totale abbandono stesi sulla tela con pennellate delicate su fondi anonimi, emozionano per la loro castità e allibiscono per la loro spudoratezza. Nei colori accesi della loro carne rosa e calda, nella curva morbida dei giovani seni, nel lieve incurvarsi del ventre, sono stati interpretati come icone ora sensuali, ora ieratiche e distanti, il cui valore estetico e economico rimane inestimabile; a parte alcuni nudi il genere dominante è quello del ritratto, colto frontalmente, in un'attitudine quasi sacrale, da icona bizantina o da Maestà trecentesca lunghi colli sinuosi sorreggono, quasi corolle su fragili steli, volti allungati costruiti da un segno sottile che si snoda leggero, con singolare purezza, chiudendo le forme in un ritmato giuoco di arabeschi di squisita eleganza.

"Botticelli moderno, tutto bruciato dal fuoco dello spirito, che rende esili, quasi immateriali le sue creature, per lasciarne meglio trasparire lo spirito meditativo e gentilmente malinconico…" scrive la Sarfatti nel 1930.Nella mostra abbiamo le tele prestate dalla Tate Gallery di Londra, dal MoMa di New York, dal Georges Pompidou di Parigi, dal Metropolitan o dal Gugghenheim di New York.Sono i suoi famosi ritratti che rapiscono per l’energia drammatica che scaturisce dall’apparente semplicita’ con cui ci fissano da lontananze sospese, da orbite spesso vuote, da occhi sempre rovesciati verso il proprio sé.

Eppure, coloro che posarono per lui dissero che essere ritratti da Modigliani era come farsi spogliare l'anima e con quei colori violenti sapevano inventare la psicologia di un personaggio, la leggenda vuole che disegnasse solo gli occhi di chi comprendeva lo spirito. Soleva dire Modi"Per lavorare ho bisogno di un essere vivo, di vedermelo davanti. L'astrazione mi affatica, mi uccide ed è come un vicolo cieco” disegnera’ difatti Solo 4 i paesaggi di tutta la sua carriera artistica, presenti nella mostra. Nella mostra possiamo ammirare L'Autoritratto (1918) che terminò prima di morire rappresenta un uomo che oramai ha solo la forza spirituale, la bambina in azzurro (1918, collezione privata, Parigi), Zingara con bambino (1918, National Gallery of Art, Washington), Ragazzo con giacca azzurra (1918, Guggenheim Museum, New York), dipinti negli ultimi anni, esprimono la solitudine della condizione umana. Spiccano gli splendidi ritratti di Monsieur Chéron, olio su tela del 1915, del poeta polacco Leopold Zborowski, olio su tela del 1919 di Paul Guillaume seduto, un olio su tela del 1916 di Monsieur Baranowski, olio del 1918, del dr.François Brabander, un olio su tela del 1919 e del ritratto a matita che fissa sulla carta Jean Cocteau.

ImageQuest'ultimo esclamerà: "Modigliani segnava la fine di una profonda eleganza a Montparnasse, ma non lo sapevamo. Pensavamo invece che quelle lunghe giornate di pose da Kisling, quei disegni da caffè, quei capolavori a cinque franchi, quelle baruffe, quegli abbracci sarebbero durati per sempre". Si respira il clima Montparnasse,nei suoi dipinti. Il quartiere di Montparnasse è famoso per la sua vita artistica e per aver ospitato famosi nomi dell'arte e della cultura in periodi ed epoche diverse, dagli impressionisti ai cubisti. La tradizione italiana e il talento avevano trovato a Montparnasse il luogo della moderna espressività nella contemplazione dell'uomo come protagonista. Dipinse solo ritratti, secondo schemi mai usati, in cui la linea curva occupa diversi piani sovrapposti, creando la profondità.

Circondato da artisti e amici come Picasso che riscuotevano successo tormentato dall'insoddisfazione di non vedere mai la fama e’ lacerato da perplessita’:”E' il mio maledetto occhio di italiano che non riesce ad abituarsi alla luce di Parigi... Una luce così avvolgente.. riuscirò mai a coglierla? Non puoi immaginare i nuovi temi che ho in mente, in viola, in arancio, ocra scuro.. forza lascia perdere queste fesserie... Non ci siamo! Questa roba sembra Picasso, ma venuto male.. Picasso prenderebbe a calci quest'orrore!”. Dubbi e insicurezze che accanto la sua vita sregolata mineranno la sua salute. Nell'aprile del 1917, incontrò Jeanne Hébuterne, che diventò sua compagna e modella prediletta: aveva il collo lungo, il busto gracile e il volto perfettamente ovale. L'amore approfondisce la conoscenza del soggetto, mutando la sensibilità artistica di Modigliani che la ritrasse in una ventina di quadri e in numerosi disegni, la mostra offre l'opportunità di vedere alcuni dei suoi studi, disegni, acquarelli, tempere e le “Cariatidi figure di donne accovacciate con le braccia levate, dalle forme opulente, tondeggianti, ricche di rimandi all'arte primitiva, greca antica, tribale, etrusca, negra; testimonianza eccezionale dell'indagine volumetrica dell'artista e del "culto personalissimo tributato alla figura femminile della quale propone un'interpretazione arcaica, alla ricerca di una bellezza ideale in cui il sensuale si mischia allo ieratico, l'audacia alla grazia, la dolcezza al mistero" (R. Chiappini )esposti in questa suggestivo escursus. I vari quadri della mostra contribuiscono a delineare un artista in bilico tra genio e sregolatezza: Modigliani muore per un’attacco di tubercolosi Jeanne si suicida incinta di nove mesi.

Questa frase, spesso, da lui pronunciata riassume la sua vita:“noi artisti abbiamo dei diritti diversi dagli altri... non dobbiamo consumarci nel sacrificio, il dovere reale è di salvare il sogno.. abituati a mettere i tuoi sogni estetici al di sopra dei doveri degli uomini”. Dicevano di lui: “aveva la testa di Antinoo e gli occhi dalle scintille d'oro, non assomigliava assolutamente a nessuno al mondo. La sua voce mi è rimasta sempre nella memoria. Lo sapevo povero e non si capiva di che vivesse: come artista nemmeno l'ombra di un riconoscimento”. Con queste parole lo ricorda la poetessa russa Anna Achmatova “Ho conosciuto bene Modigliani.

L'ho conosciuto quando aveva fame, quando era ubriaco, quando aveva un po' di denaro. In nessun caso l'ho veduto mancare di grandezza e di generosità". "Era un aristocratico. la sua opera intera ne è la testimonianza più possente. La grossonalità, la banalità, la volgarità ne sono escluse. (Maurice de Vlaminck)” Sito ufficiale degli Archives Legales Amedeo Modigliani creato dalla http://www.modigliani-amedeo.com/

 
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