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FRA LE SETTE MISSIONI DEL CAVALIERE RISPUNTANO LE "3 I"

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Scritto da Raffaele Deidda   
venerdì, 28 marzo 2008 08:54

Meglio ripassare le lingue, ci serviranno per capire come ci vede il mondo con Don Silvio di nuovo al comando.

ImageIl programma con cui il Popolo delle Libertà si presenta alle elezioni del 13 aprile consta di sette “missioni” fondamentali: sviluppo, famiglia e giovani, sicurezza e giustizia, servizi ai cittadini, sud, federalismo e finanza pubblica, riassunte in 12 pagine e in poco più di 3.600 parole per descriverle.

Essendo agile si presta ad essere letto senza difficoltà, aiutati anche dal fatto che molti degli obiettivi rappresentano una continuità con le linee programmatiche delle ultime legislature di Berlusconi premier Noi il programma del Pdl non lo stracciamo, essendo persone rispettose non assimilabili al "tritovagliatore" (nuovo appellativo assegnato al Cavaliere che vaglia quali programmi stracciare, anche se il gesto di gettare a terra le carte e non nell'apposito contenitore della raccolta differenziata non depone a favore della sua sensibilità ambientale).

Lo teniamo ben custodito per poterne verificare la coerenza con la gestione che ne sarà fatta, nell’ipotesi di una vittoria elettorale del Cavaliere (molti italiani, nel caso, hanno già pensato di chiedere ospitalità a Zapatero in Spagna) e del suo variegato seguito di lombardi “devoluti” e xenofobi, di fascisti redenti-moderati e di fascisti orgogliosi di esserlo, con il corollario di soubrettes, presentatrici, assistenti personali, cantanti, attori, fisioterapisti, chirurghi plastici, agenti “betulla”, sputatori, mangiatori di mortadella etc.

ImageVaria umanità insomma, armoniosamente amalgamata in un partito che si chiama Popolo delle Libertà, nato per bonificare la Casa delle Libertà che era ormai diventata, a detta di Berlusconi, un vero “ectoplasma”. Nell’armonioso amalgama del Pdl si ritrovano ora tante persone doverosamente estranee a procedimenti penali in corso, come imposto da Sandro Bondi prima della presentazione delle candidature: “Eventuali procedimenti penali che riguardano nostri parlamentari o eventuali candidati costituiscono un motivo sufficiente di esclusione, soprattutto per un partito come il nostro che dalla sua nascita ha sempre potuto vantare un'assoluta onestà da parte di tutti i suoi rappresentanti" aveva autorevolmente dichiarato, pur con la precisazione: “Esclusi naturalmente i casi in cui, come sappiamo, tali procedimenti abbiano un’origine di carattere politico”

In quella occasione molti, anche all’interno dello stesso Pdl, si erano chiesti se Bondi, forse in preda a qualche allucinazione, non avesse sbagliato partito. Sulla spinta di tanto afflato morale anche Berlusconi aveva però confermato a Matrix: “Chi è supposto autore di reati non deve essere messo in lista".

Mitico il Berlusca del dire! Quanto al fare, ecco irrompere nelle liste del Pdl un nutrito gruppo di perseguitati politici fra indagati, processati e condannati per questioni “politiche” relative a: truffa aggravata, falso, bancarotta fraudolenta, corruzione, rapporti con la mafia, finanziamento illecito, abuso patrimoniale d’ufficio etc., fra i quali spicca Marcello Dell’Utri, (condannato in Cassazione, a Torino, per fatture false e frode fiscale a due anni e tre mesi di reclusione, condannato in primo grado a Milano a due anni di reclusione per tentata estorsione, condannato dal tribunale di Palermo a nove anni di reclusione con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa).

Fa parte del gruppo anche una vecchia conoscenza dei sardi, quel Romano Comincioli già prestanome per gli affari di Berlusconi in Sardegna e plenipotenziario coordinatore regionale di Forza Italia., imputato e poi assolto per rapporti con Cosa Nostra e con la banda della Magliana. Accusato successivamente per bancarotta fraudolenta, si era reso latitante per alcune settimane prima di venire imputato nel processo per le false fatture di Publitalia. in cui è stato condannato Dell’Utri.

Terribili queste toghe rosse! Per fortuna c’è il Popolo delle Libertà, che con il voto ripristina la giustizia e riassegna a questi martiri della politica la giusta collocazione alla Camera o al Senato, in rappresentanza delle virtù del popolo italiano. Sic transit gloria mundi, diceva il Diacono durante l'incoronazione del Pontefice secondo l'antico rito, a ricordare la transitorietà del potere temporale.

Si, ma quando avrà fine il potere temporale di “papa” Silvio? Una speranza ci arriva dallo stesso programma elettorale del Pdl e più precisamente dal quarto punto relativo ai Servizi ai Cittadini riferito, ancora più specificamente, a Scuola, Ricerca e Università e mirato al rilancio delle “3 I”: Impresa, Inglese, Internet. Le tre “I” devono essere un vero tormentone per il Cavaliere, visto che già nel 2001 portarono La Repubblica a scrivere ironicamente: "Berlusconi, dopo aver trasformato la sede del Governo in una Impresa, ha messo l'Inglese su Internet", a commento della notizia che le biografie ufficiali dei ministri del governo Berlusconi erano state pubblicatet in Internet dopo essere state tradotte in un inglese maccheronico, caratteristico di quei programmi di traduzione automatica le cui performances, se non controllate e opportunamente rivisitate da persone provviste di adeguata conoscenza della lingua che si parla a Londra e, con qualche non irrilevante differenza a New York, rischiano di destare ilarità per gli inevitabili strafalcioni che possono produrre.

L'ufficio stampa di Palazzo Chigi aveva poi precisato che si era trattato di pagine di prova, effettivamente realizzate col traduttore automatico e non destinate alla pubblicazione, ma ormai la frittata era fatta e ai "maghi della comunicazione" di Berlusconi non restò altro da fare che eliminare da Internet quel "link" esilarante.

A distanza di sette anni da quell’ameno episodio, con l’Inglese ancora drammaticamente poco “masticato” dagli italiani, con l’Impresa molto tiepida, se non ostile, al Cavaliere e con Internet che costituisce una vera spina nel fianco di Berlusconi non essendo controllabile dai potenti e onnipresenti tentacoli dei suoi media (la censura, si sa, fa bene ad Internet in quanto i tentativi per bloccarne l'espansione e i contenuti si trasformano in boomerang per chi li attua), chissà che non si possa mettere di fronte anche ai supporters berlusconiani più irriducibili l'essenza del berlusconismo come viene rilevata dai media di tutto il mondo e trasferita sul web, gli stessi media che ancora si chiedono perché una percentuale così elevata di italiani si ostini a dare credito a un personaggio già definito dal The Indipendent “il volgare Berlusconi”, che sfoggia un linguaggio “utilizzato da muratori, camionisti ed ex primi ministri.”

Con tutto il rispetto per muratori e camionisti e, riteniamo, per tutti gli ex primi ministri che non si chiamino Berlusconi. La frase incriminata, quella volta riferita dall’ex primo ministro italiano a Margaret Thatcher, era: "se fosse stata una bella gnocca me ne ricorderei". Il termine ”gnocca”, del quale The Indipendent aveva fornito addirittura la pronuncia esatta (nyokka), oltre l’interpretazione letterale e quella figurata che viene spesso usata nei bar, aveva fatto rilevare al quotidiano d’oltremanica come "il magnate italiano non abbia mai tenuto le distanze dal linguaggio da bar, ma questa volta abbia superato se stesso per la scelta delle parole utilizzate".

E’ ancora lo stesso volgare, cinico e bugiardo “magnate italiano” che si propone per la quinta volta alla guida dell’Italia, quello che chiede il voto agli italiani al grido di “Rialzati Italia!”. Lo stesso che vanta letture dotte come “L’elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam e si scaglia contro i nemici del nuovo, cioè lui, il coraggioso imprenditore che è riuscito a creare un impero dal niente e che si basa sul niente, ossia sulle illusioni e sulle suggestioni televisive, perseguitato dai giudici e osteggiato da avversari politici che incarnano le vecchie cariatidi a guardia di un sistema parruccone.

Se si aiutassero gli elettori del Pdl a sviluppare la capacità di navigare in internet e ad apprendere l’inglese (non quello, terrificante, sfoggiato da Berlusconi con Bush), questi scoprirebbero che non sono i giornali “comunisti” ma gli auterevoli quotidiani economico-liberali di tutto il mondo come il New York Times, The Guardian, The Times, The Boston Globe, The Financial Times e The Economist, oltre al citato The Indipendent, a mettere in guardia contro il fenomeno del berlusconismo capace nol solo di forgiare attraverso le televisioni l'immaginario collettivo, ma soprattutto di convincere una parte consistente dell’elettorato italiano a lasciarsene forgiare e ad eleggere ancora come premier l'imprenditore televisivo.

"In quale paese dell'occidente un imprenditore può accumulare grandi ricchezze, possedere un impero mediatico, diventare primo ministro, essere imputato in un processo, cambiare le leggi che non gli piacciono e continuare a fare tutto ciò potendo contare su un considerevole sostegno popolare?” Si chiedono, sempre più sconcertati, gli autorevoli giornali internazionali.. Se poi gli elettori del Pdl conoscessero anche un po’ di spagnolo scoprirebbero che Silvio Berlusconi è ritenuto da autorevoli giornali come El Mundo, El Pais e La Vanguardia, un personaggio che si è costruito su misura un vergognoso riparo per proteggersi dai processi per corruzione e reati fiscali.

Se infine gli elettori del Pdl conoscessero anche i soli rudimenti del tedesco e del francese verrebbero a sapere che Berlusconi non è considerato all’estero solo un'offesa al popolo italiano ma anche al suo sistema giudiziario, in quanto rappresenta il caso più evidente in Europa di abuso di un capitalista della democrazia in cui vive e opera. Lungi dall'essere l'uomo che vuole dar vita a una nuova Italia, è un politico che rappresenta e ripropone il peggio della vecchia Italia.

Questi sono solo alcuni titoli della stampa estera durante il passato governo Berlusconi: "Dal nostro inviato nel Berlusconistan" (Suddeutsche Zeitung) "L'Italia delle paillettes, della demagogia e del sogno americano" (Le Soir). “Dove vige un sistema abilmente costruito per rincoglionire le masse e regna il principe delle arti volgari" (L’Express) "Un Don Co.glioni" (The Wall Street Journal) "Un premier d'ineguagliabile condotta villana e meschinità culturale che lo rendono l'incarnazione dei peggiori italiani" (Frankfurter Allgemeine Zeitung).

È immaginabile che la stampa estera possa scrivere qualcosa di positivo se Berlusconi dovesse vincere le elezioni del 13 e 14 aprile? Pensiamo, motivatamente, che non sia assolutamente immaginabile. Se vincerà Berlusconi continueremo a leggere i commenti dei giornalisti stranieri ancora stupiti del fatto che una percentuale così elevata di italiani si ostini a dare credito al “volgare Berlusconi” e incasseremo la loro solidarietà espressa attraverso i Poor Italy, Pobre Italia, Pauvre Italie, Armes Italien. Alé!

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