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Il 2008 SARÀ L'ANNO DELLA PATATA E DEL TOPO PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaele Deidda   
martedì, 15 gennaio 2008 22:36

L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha indicato il 2008 come l’anno internazionale della patata e ha eletto il pregiato tubero a simbolo dello sradicamento della povertà.

ImageNei prossimi vent'anni è attesa una crescita della popolazione mondiale al ritmo di 100 milioni di persone all'anno e circa il 95% di questo incremento è previsto avvenga nei paesi in via di sviluppo. La comunità internazionale dovrà impegnarsi per garantire alle generazioni presenti e future adeguate fonti di sostentamento e la patata costituirà uno dei più importanti sostegni per vincere la lotta contro la fame. Sembrerà un po’ di ritornare alla vecchia Europa, dove la patata ha sempre avuto un ruolo importantissimo quando nei secoli passati i governi, consapevoli delle sue qualità nutritive, ne favorivano e talvolta ne imponevano il consumo da parte degli eserciti e delle popolazioni stremate dalla frequenza delle guerre e dalla conseguente scarsità di cibo.

Il generalmente poco amato roditore occuperà invece per i cinesi e per i giapponesi un ruolo molto importante nell’anno appena iniziato, visto che il 2008 sarà l’anno del topo. Quello del topo è il primo segno dell'oroscopo cinese ed è un segno altruista. I cinesi ritengono che i nati sotto il segno del topo siano dotati di grande carisma, che favorisce e facilita i loro legami di amicizia sincera e profonda. Il topo è provvisto inoltre di enorme pazienza e lucidità, anche nell’affrontare le prove più dure e la voglia di allargare i propri orizzonti, fisici e mentali, lo spinge ad amare i viaggi e a voler sperimentare le novità. In Cina si pensa che il 2008 sarà una buona annata dinamica, stimolante e ricca di opportunità, durante la quale saranno agevolati gli incontri e i rapporti sociali e andranno a buon fine gli investimenti in denaro.

Sarà un anno prospero e felice che consentirà di realizzare molte aspirazioni e ambizioni. Il topo annuncia cambiamenti di grande rilievo e prevede nel 2008 una crescita economica dei paesi in via di sviluppo pari a 7 volte in più rispetto a quelli industrializzati. A fronte di tanta attesa positività la tentazione di stare dalla parte del topo per noi europei sarebbe davvero forte ma, riconoscerci nell’uno o nell’altro segno sarebbe comunque imbarazzante, visto che in occidente ad essere patata o topo non si è particolarmente apprezzati. Per il momento l’anno nuovo è arrivato in tutto il mondo con un carico di patate calde ereditate dal 2007, che non sarà facile cucinare senza scottarsi le dita. Si tratterà di passare all’azione per frenare il riscaldamento globale, di evitare un conflitto con l’Iran cercando di bloccare per via pacifica la sua corsa al nucleare, di riaprire il dibattito energetico e di fermare la crescita dei prezzi degli alimenti, del petrolio e del costo del denaro.

L’Italia, che insieme alla Spagna apprese l’uso della patata già nel XVI secolo, si ritrova anche nel nuovo anno con molte patate che saltano nella brace: il rischio di elezioni anticipate, le vecchie e nuove povertà, la caduta del livello della conoscenza e dell’istruzione, il rallentamento dell’economia, il recupero del potere d’acquisto dei salari, l'inefficace gestione delle infrastrutture, il dramma dei rifiuti in Campania . Troppo bello sarebbe se bastasse seguire il proverbio cinese ““togliere la legna da sotto il paiolo risolve il conflitto” per risolvere i problemi del Bel Paese.

ImageEppure qualcosa si è mosso a inizio anno: i tizzoni ardenti posti dopo Natale sotto il paiolo di Prodi da Lamberto Dini, noto come “il rospo”, agli inizi del 2008 si sono trasformati da ultimatum in proposte, i sette punti che riassumono le sue richieste ineludibili sono stati definiti «spunti di riflessione” e “suggerimenti di cui si terrà conto”. Delle due l’una: o Dini ha cominciato a dubitare che il 2008 possa essere per l’Italia l’anno del rospo, oppure Prodi pensa di poter riuscire a cucinare anche le patate diniane senza bruciarsi le mani. Così la barca continua ad andare, anche se gli italiani si chiedono quanto durerà la traversata e soprattutto quale sarà l’approdo.

Anche in Spagna le patate calde non mancano ma c’è da restare stupiti e ammirati quando si osserva il dinamismo che ha pervaso la società spagnola, reduce abbastanza recente dal trauma di una devastante guerra civile e da un regime opprimente e ottuso come quello franchista. Forse, come sostengono diversi autorevoli economisti, l’economia italiana è per il momento ancora più ricca e più solida di quella spagnola, però è un dato di fatto che gli investimenti privati in Spagna superino di circa un terzo quelli italiani e che la spesa nell’educazione e nella ricerca abbia superato la nostra, nonostante il prestigio delle nostre università.

Ciò che però gli spagnoli possono soprattutto vantare rispetto a noi è un sistema politico che risponde molto più di quello italiano alle esigenze di efficienza e di efficacia della gestione dell’economia nazionale. La Costituzione e la legge elettorale spagnola sicuramente favoriscono la stabilità dei governi più che in Italia. Basti pensare che la Spagna negli ultimi venticinque anni ha avuto tre Premier: Felipe Gonzales, José Maria Aznar e José Luis Rodriguez Zapatero mentre l’Italia ne ha avuto ben 13: Craxi, Goria, De Mita, Andreotti, Amato, Ciampi, Dini, Berlusconi, Prodi, D’Alema, ancora Amato, ancora Berlusconi, ancora Prodi.

Il capo del Governo spagnolo esercita inoltre un’autorità riconosciuta mentre in Italia il presidente Consiglio deve negoziare in continuazione il sostegno dei suoi ministri con qualche concessione. Ci lasciamo alle spalle un 2007 non entusiasmante che ci ha costretto a risparmiare anche sul cenone di Capodanno. Speriamo che nel 2008 la nostra economia riprenda. a correre come quella spagnola e che almeno le patate abbondino. Chiederemo ai cinesi nuove ricette per cucinarle, facendo di tutto per non dovere più ingoiare rospi.

 
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