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VA IN VACANZA E FINISCE PRIGIONIERO AI CARAIBI PDF Stampa E-mail
Scritto da Graziano Cetara   
lunedì, 07 gennaio 2008 18:07

Si è trovato nel posto sbagliato con la persona sbagliata.

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Una spiaggia di Santo Domingo
Pensava di essere in vacanza con un’amica vera, una giovane napoletana, Valentina Pallandino, conosciuta qualche tempo prima a Barcellona dove la donna ha la residenza. Un soggiorno da sogno, a Santo Domingo (nella foto, una spiaggia). In realtà stava accompagnando, forse senza saperlo, un corriere della cocaina, una di quelle donne che fanno la spola in aereo tra l’America latina e l’Europa, imbottendosi di ovuli pieni di polvere bianca.

Un panettiere e deejay genovese di 36 anni è stato arrestato nella Repubblica dominicana con l’accusa di essere un pericoloso trafficante. Senza che una sola oncia di stupefacente gli sia stata trovata addosso o nei bagagli. Senza alcun prova, alcun indizio contro di lui. È bastato essere l’amico della donna-corriere smascherata in aeroporto al momento del rientro in Italia. La polizia non ha voluto sentire ragioni. E ha fatto scattare le manette.

Maurizio Russo, famiglia di Sestri ponente, da un anno e mezzo a Barcellona come panettiere in una catena di forni e deejay, da un mese è in carcere nel Paese caraibico. In condizioni disumane. In cella insieme ad altri cinque detenuti, tra cui due uomini condannati per omicidio. «Costretto a dormire per terra, tra topi e sudiciume, a pagare per un piatto di minestra, per avere un materasso su cui adagiarsi, obbligato a pagare persino per avere la visita di un familiare», racconta il fratello Alessandro, 28 anni, barman in un locale del centro di Genova, che ora è a Santo Domingo e non tornerà «fino a quanto Maurizio non sarà di nuovo libero».

«Sembra un film ma purtroppo è tutto vero», ammette Alessandro Russo nel denunciare la «colossale ingiustizia» di cui è vittima il fratello. L’intervento dell’ambasciata con le autorità locali per ora non ha sortito effetti «ma si spera che nelle prossime quarantott’ore qualcosa si muova». L’ufficio diplomatico italiano raggiunto telefonicamente dal Secolo XIX ha chiuso con un no comment: «Una dettagliata relazione è stata inviata al ministero degli Esteri».

Alla famiglia del panettiere è stato detto che «si aspetta un pronunciamento del giudice». In attesa che un magistrato dominicano prenda atto dell’assenza di prove contro il nostro connazionale, Maurizio Russo continua a restare in galera come un delinquente: «Lo stanno trattando come un mascalzone - si sfoga, la madre del panettiere - ma è una persona per bene, un lavoratore. Non ha mai avuto problemi con la giustizia. La nostra è una famiglia onesta, pulita, mai avuto un contrasto. Siamo pensionati, ci siamo indebitati per pagare le spese legali».

L’odissea del trentaseienne genovese è cominciata con una vacanza: «A Barcellona, dove lavora in una catena di panettieri e fa il deejay - continua il fratello - aveva incontrato questa donna. Insieme avevano deciso di concedersi una vacanza nei Caraibi». Una vacanza completa per lui, anche un affare per lei: «Aveva bisogno di soldi e le avevano proposto un matrimonio di interesse. Cose che succedono in quel Paese. Ma a lui non doveva interessare: non doveva fare altro che divertirsi. A tutto il resto ci avrebbe pensato lei».

Durante i primi giorni a Santo Domingo Russo si accorge che l’amica ha dei «giri strani». Per questo decide di proseguire la vacanza da solo, con una compagnia di nuovi amici del posto: «Con la ragazza dominicana si sarebbero rivisti solo all’aeroporto Las Americas al momento di tornare in Italia». E così è avvenuto. Solo che la donna era stata già arrestata, perché trovata in possesso di ovuli pieni di cocaina, nascosti nella vagina e nei bagagli: «Mio fratello è stato fermato al check-in e portato negli uffici della polizia senza spiegazioni. Gli hanno mostrato dietro a un vetro la donna appena bloccata. Lui ovviamente l’ha riconosciuta. E l’arresto è scattato anche per lui. Nonostante addosso non avesse nulla e nelle valigie non ci fosse nemmeno l’ombra di una sostanza stupefacente».

Così è iniziato l’incubo, tra richieste assurde di avvocati avvoltoi e corruzione in carcere, per vedere riconosciuti i diritti più elementari. Conclude il fratello Alessandro Russo: «Per favore aiutateci».

Tratto da: IlSecoloXIX

 
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